A Treschietto una comunità in festa attorno ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria

Celebrata domenica 29 giugno

Doveva essere festa grande, domenica 29 giugno, a Treschietto. E festa è stata. Attesa, preparata, partecipata con devozione ed entusiasmo. La festa dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, pratica di culto nella Chiesa Cattolica universale, a Treschietto, è stata tramandata da una generazione all’altra fino ad oggi.
Un tempo rientravano i nostri emigranti per onorare i patroni, salutare i cari defunti e ritrovarsi con parenti e amici, al suono del campanile nativo. Purtroppo le “assenze” sono tante, pochi i giovani a cui si cerca di testimoniare valori senza data di scadenza.
Nel solco dei padri, la comunità treschiettese ha celebrato, contemporaneamente, i Sacri Cuori e gli apostoli Pietro e Paolo che, nella loro predicazione, hanno dato alla Chiesa le primizie della fede cristiana, annunciando Cristo e donando se stessi fino all’estremo sacrificio della vita.
Il Cuore di Gesù è simbolo del suo infinito amore, della Passione e Morte sulla Croce per la salvezza del mondo. “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà”. Queste le parole consolanti rivolte, dalla Vergine, ai pastorelli di Fatima durante l’apparizione del 13 Luglio del 1917. Una prospettiva grandiosa e pacificante di universale vittoria del suo Cuore regale e materno.
Due Cuori, quello del Figlio e della Madre, in realtà, un unico, immenso Cuore unito nell’amore, nel dolore, nelle prove, nell’obbedienza ai progetti di Dio.
“Tutto parte dal cuore” ha detto il parroco don Angelo, nella liturgia della S. Messa delle ore 10, nella chiesa parrocchiale, ricca di delicati fiori, e risonante di canti appropriati. Ciascuno di noi vive emozioni, gioia, sofferenze, tradimenti, soddisfazioni, lutti… nel silenzio del cuore da cui partono anche le nostre scelte e le nostre azioni.
Oggi Gesù chiede, come agli apostoli, “Chi sono io per voi? Chi sono io per te?”. Nessuno può eludere questi interrogativi, né accontentarsi di risposte “cerebrali”, preconfezionate . Gesù esige una risposta “esistenziale” che può partire  solo dal cuore.
Urge, dunque, uscire dal bozzolo delle risposte scontate per misurare le nostre attese al metro della Parola del Maestro, come ha fatto la Vergine. Liberandoci dalla sciocca presunzione di sapere tutto e di bastare a noi stessi.
Affidiamoci, ha concluso don Angelo, con abbandono filiale a Maria nella certezza che una mamma non lascia solo il figlio, nella notte, a salmodiare paure, malattie, preoccupazioni… Lei è la spalla su cui appoggiare il capo, l’abbraccio che dà speranza per il sorgere di una nuova aurora…”.

La torre del castello di Treschetto
La torre del castello di Treschetto

Alle 18 il canto dei Vespri, quindi la processione con le belle statue, fino agli ulivi che circondano la vetusta torre malaspiniana, fra preghiere e riflessioni. Prezioso il contributo della Filarmonica “Santa Cecilia” di Bagnone, arricchita dalla presenza di giovani che fa bene al cuore, gettando semi per il futuro.
Ricco rinfresco nel borgo addobbato con cura. I fuochi d’artificio, dopo tanti anni, hanno illuminato e colorato il cielo mentre, ai Sacri Cuori, chiedevamo di renderci pazienti nelle attese, attenti alla dignità di ogni persona rimuovendo pregiudizi e grettezze, per ravvivare il nostro battesimo e la nostra umile , importante missione di cristiani.
Per la cronaca va detto che, la sera della vigilia, sono stati molto apprezzati gli eventi culturali a cura di Paolo Lapi e Matteo Marginesi, per ampliare la conoscenza della storia locale. Partendo dai Malaspina che, sullo sperone del torrente Acquetta, avevano costruito il maniero che, ancora, racchiude misteri, spesso loschi, che attraversano lo scorrere del tempo. Ricordandoci che il potere e la ricchezza, usati solo per scopi personali, danno frutti amari e dannosi.

Ivana Fornesi