Si è riunita a Pontremoli la Deputazione di Storia Patria

La seduta scientifica si è tenuta nella mattinata di domenica 22 giugno. In apertura ricordata, tra gli altri, Maria Luisa Simoncelli

La sezione di Pontremoli della Deputazione di storia patria per le province parmensi ha tenuto domenica 22 giugno la seduta scientifica con la direzione di Marco Angella, rieletto presidente della sezione pontremolese per i prossimi tre anni.
Nei suoi saluti il presidente Angelo Ghiretti, anch’egli rieletto per il prossimo triennio, ha annunciato uno scavo archeologico al confine tra Berceto e Pontremoli realizzato in collaborazione tra la Deputazione stessa, la Soprintendenza archeologica e alcune Università italiane.
Le relazioni dei sei soci si sono svolte dopo la commemorazione di Maria Luisa Simoncelli tenuta da Marco Angella, di Antonio Bazzigalupi da Giuseppe Benelli e di Antonio Bellotti da Corrado Truffelli.
Patrizia Moradei ha relazionato su “Il sarasin retaggio genetico e linguistico di una popolazione antica”: partendo dal termine “Sar” presente in tanti toponimi lunigianesi e non solo, si suppone che in Lunigiana denoti gente barbara di religione diversa dagli autoctoni. Ha evidenziato la differenza genetica tra i celti, popolo di bassa statura, e le popolazioni della costa ligure, che invece vivendo negli anfratti erano robusti e scuri di pelle. Quest’ultimi discenderebbero dagli uomini preistorici di Cro-Magnon.
Nell’analisi toponomastica ed antropologica Moradei ha sottolineato la presenza di alcune comunità che si differenziano dalle altre lunigianesi. È stato portato l’esempio del paese di Sassalbo dove a causa dell’isolamento gli abitanti sono scuri di pelle, ricciuti e con occhi azzurri.
Paolo Lapi parlando di San Rocco nell’alta Lunigiana ha ripercorso la devozione popolare verso il santo protettore della peste e le tradizioni che lo vorrebbero di passaggio in Lunigiana verso Montpellier o verso Piacenza.
A Virgoletta si narra che si sarebbe fermato a dormire. La grande diffusione del suo culto crea un’identità culturale e religiosa del territorio. San Rocco è l’ultimo santo laico del Medioevo, vissuto nel XIV secolo. Nella chiesa del cimitero di Traverde si trova la rappresentazione di S. Rocco più antica della Lunigiana risalente al XV secolo, coeva del quadro conservato nella chiesa di S. Anna a Piacenza.
La “curtis” di Naseto e la storia intrecciata con gli Obertenghi, da cui provengono i Malaspina e gli Estensi, è stata analizzata da Mario Nobili. Importanti due date: nel 964 è stato siglato il Placito di Lucca da Ottone I che dava in concessione a Uberto I Obertenghi la “curtis” di Naseto e nel 1164 l’imperatore Federico Barbarossa la rinnovò a favore di Obizzo Malaspina il Grande.
Dopo essere stata possesso della famiglia Da Maiorano, dall’inizio del XII secolo la “curtis” divenne feudo degli Estensi. Mario Nobili ha come finalità capire la sua funzione pubblica e quali rapporti la “curtis” di Naseto aveva con le istituzioni che stavano consolidando il loro potere nei crinali appenninici.
Angela Bergamaschi ha presentato la figura di Alberto da Grondola, nato intorno alla metà del Duecento, funzionario della cancelleria pontificia, scrittore del Papa ed esattore delle tasse. Il 13 settembre 1290 Niccolò IV lo invia in Francia per riscuotere le somme non pagate al Papa dagli ordini monastici ma il re Filippo il Bello non vede di buon occhio la fuoriuscita di ricchezza dal regno.
La storia di Pontremoli nel Quattrocento, analizzata da Davide Tansini, vede protagonisti i Rossi di Parma, i Fieschi di Genova e i Visconti di Milano. I Fieschi, dopo il patto di famiglia del 1419, diedero ad Antonio e Gianluigi il possesso dei castellio di Pontremoli, dell’alta Lunigiana e della zona costiera.
Entrarono in conflitto con Filippo Maria Visconti, che riconquistò i possedimenti persi. Nel 1425-26 viene a sua volta sconfitto da Venezia e deve cedere alcuni castelli in Toscana e in Lunigiana. Nel 1429 invia Niccolò Piccinino a combattere contro Firenze e organizza un colpo di Stato contro Paolo Guinigi, signore di Lucca e dei territori lunigianesi. Piccinino diventa governatore della Lunigiana.
Nel 1430 attacca i Fieschi e nel 1431 Pontremoli viene incorporata nel dominio del ducato di Milano. Dopo il 1441 il governo di Milano passa a Francesco Sforza, che sposa Bianca Maria Visconti, la quale porta in dote Cremona e Pontremoli, che resterà sotto il dominio milanese fino al 1648.
Una ricerca sulla vallata di Zeri è stata presentata da Andrea Liserio Varesi, concentrata su Codolo, punto strategico sulle vie di comunicazione verso Genova, Brugnato, Ceparana e Levanto. Da un’analisi approfondita all’interno della chiesa del paese sono state riscoperte opere d’arte commissionate dal grande diplomatico pontremolese Nicodemo Trincadini (il fonte battesimale, l’acquasantiera e un quadro raffigurante la Madonna del Rosario, S. Felicita e S. Lorenzo).
Varesi ha inquadrato la relazione tra Pontremoli e lo zerasco dopo l’allontanamento dei Malaspina alla fine del Duecento. Pontremoli era interessata ai territori della vallata zerasca perché l’unione tra le due realtà le permetteva di non pagare i dazi fino alla Val di Vara. Le famiglie pontremolesi più abbienti possedevano case di campagna a Zeri. Dopol’incendio di Pontremoli del 1495, il Consiglio dei villani pontremolese era composto da zeraschi.

(Paola Bianchi)