Fra’ Mario: “Tante cose le ho capite e tante altre le imparo ogni giorno”

Giovedì 22 maggio ricorre il terzo anniversario della sua ordinazione episcopale.
In questa intervista il Vescovo racconta il percorso che ha iniziato nel 2022: “ho preso in carico alcune situazioni complesse con diversi nodi da sciogliere”.
La diminuzione del clero ed i modelli di parrocchia impone di aprirsi alla dimensione di un territorio che non può essere definito soltanto dalla dimensione geografica, ma soprattutto dalle relazioni sociali e religiose che esistono.

Il Vescovo mons. Mario Vaccari in piazza Aranci a Massa nel giorno della sua ordinazione episcopale il 22 maggio 2022

E sono tre! Il prossimo 22 maggio ricorre l’anniversario di ordinazione episcopale del nostro vescovo fra’ Mario Vaccari che coincise con il suo ingresso e presa di possesso della diocesi. Un momento molto significativo che abbiamo ancora tutti impresso in maniera vivida nella nostra memoria.
Un momento inteso, che segnò il passaggio dalla una fase di amministrazione condotta da mons. Gianni Ambrosio, ed instillò nel cuore di molti la volontà di ricominciare insieme a lavorare, a condividere ad impegnarsi per questa diocesi. A fronte di tutto ciò abbiamo chiesto a mons. Vaccari di illustrarci a che punto sia il lavoro programmatico che si era dato fin dall’inizio.

Ormai a tre anni dalla sua ordinazione episcopale e dell’ingresso nella nostra diocesi in qualità di pastore, quali i ricordi di quel giorno ripensati alla luce di questo cammino?

Fra’ Mario in piazza del Duomo a Pontremoli

“Domenica 11 maggio ero a Pisa per l’ingresso pastorale di padre Saverio Cannistrà ed ho potuto rivivere quello che della mia consacrazione episcopale mi è rimasto più impresso: l’unzione sulla testa ed il libro dei vangeli posto sul capo. Qui ritrovo il dono del francescanesimo che ha segnato la mia vita, il vangelo e nulla più.
Il mio servizio al vangelo è nel segno della autorità, ma sempre da predicare e vivere. Come il buon pastore, richiamato anche dal vangelo di domenica scorsa, ho sempre cercato di avere con le persone un rapporto intenso e personale: questo il mio punto di riferimento nello svolgimento del ministero episcopale”.

⁠Il suo ministero si è caratterizzato fin da subito come “presa in carico” delle diverse realtà complesse, sia dal punto di vista pastorale che amministrativo, che la nostra diocesi aveva in sospeso. A che punto è del percorso che immaginava all’inizio?

Il Vescovo diocesano, Fra’ Mario, ad uno degli incontri del Festival Biblico 2024

“Ho preso in carico alcune situazioni complesse dovendo avviare anche dei nuovi percorsi. Mons. Gianni mi aveva indicato diversi nodi da sciogliere che, però, chiedevano l’intervento del nuovo vescovo. Alcuni hanno vissuto questa presa in carico come delle rotture rispetto alla precedente gestione, soprattutto nell’economia e nell’amministrazione senza, poi, dimenticare l’avvio delle unità pastorali. Un tema discusso ampiamente negli anni precedenti che, però, non aveva prodotto una riforma articolata”.

⁠Una delle sue prime decisioni è stato il ripensamento del vicariato di Pontremoli ed in particolare della città: è stato il punto di partenza della “rivoluzione pastorale” dell’unità pastorali. Ci può indicare luci ed ombre così come le vede lei oggi?
“Il vicariato di Pontremoli è stato una guida ed un laboratorio. L’intuizione di costruire un vicariato pensando prima alla città di Pontremoli e a seguire alla fascia limitrofa e alle valli ci è sembrato il sentiero giusto. Per ora la discussione è stata affrontata soltanto a livello di preti e diaconi, ma dovranno essere coinvolti anche i laici. Le difficoltà nascono dalla visione che abbiamo del futuro: alle volte ci sono decisioni che debbono essere affrontate subite, altre possono essere procrastinate”.

Il Vescovo Fra’ Mario Vaccari

La diminuzione del clero e anche dei fedeli ha ormai messo in discussione i modelli di parrocchia che hanno innervato la struttura diocesana fin ad oggi. Quali difficoltà ha incontrato maggiormente per riporre al centro la dimensione diocesana e la collaborazione tra tutte le sue componenti?
“La diminuzione del clero ed i modelli di parrocchia è un capitolo sul quale mi sto giocando molto. I vicari stanno lavorando sul come introdurre questi argomenti delle unità pastorali in tutte le realtà. Bisogna tener conto, però, della varietà dei singoli territori. La linea viene dall’alto, ma i processi, poi, vanno ingenerati dal basso. Bisogna aprirsi alla dimensione di un territorio che non può essere definito soltanto dalla dimensione geografica, ma soprattutto dalle relazioni sociali e religiose che esistono. Di qui passa la nostra conversione per una chiesa che non offra più soltanto servizi religiosi”. ⁠

Il Vescovo fra’ Mario in processione con il reliquiario della S. Croce

Giovedì 8 maggio il collegio dei cardinali ha eletto Papa Leone XIV che ha inaugurato il suo ministero facendo appello ad una “pace disarmata e disarmante” e chiedendo di essere aiutato a costruire dei ponti. Quali nuove prospettive possono, a suo giudizio, scaturire da questa nuova stagione nella Chiesa?
“Sicuramente il tema della pace è all’ordine del giorno e dove oggi passa la profezia della Chiesa. Più volte mi hanno invitato in incontri con a tema la pace. Le questioni, comunque, vanno tenute insieme con giustizia, penso all’invasione dell’Ucraina e alla situazione di Gaza: non possiamo, solo per ragioni politiche chiudere gli occhi dinanzi a tutto ciò. Sono contento che Leone XIV abbia voluto sottolineare proprio questo aspetto”. ⁠

A fra’ Mario, in chiusura, una domanda semplice, era così il ministero episcopale che si immaginava oppure ci sono molte cose che ha dovuto aggiornare sia in positivo che in negativo?
“Il ministero era tutto nuovo. Alcune cose le ho ritrovate dai miei precedenti incarichi che mi hanno insegnato fornito la necessaria esperienza per affrontarle. Ci sono state, però, tante cose nuove che sto ancora imparando. Mi è piaciuta l’espressione di padre Cannistrà che ha detto ‘sono in un passaggio in cui non sono più e non sono ancora’. Tante cose ormai le ho capite, ma soprattutto ho accolto questa novità della chiamata all’episcopato con un si pieno sempre in questa prospettiva di scoperta e di conversione personale di cui sono grato al Signore”.

Alessandro Biancalani