L’emozione e l’attesa per il Volto Santo  ritrovato

Quasi ultimato nella Cattedrale di Lucca il lungo restauro del più antico Crocifisso di tutto l’Occidente, ma che soprattutto è icona da secoli oggetto di una profonda venerazione

Amico Aspertini, “Trasferimento del Volto Santo a Lucca” (particolare), 1508-1509. Lucca, basilica di San Frediano

Un intervento epocale: così è stato definito il restauro della Croce lignea e della statua del Cristo crocifisso che costituiscono il Volto Santo di Lucca, l’icona che dal settembre prossimo sarà restituita al culto dei fedeli dopo il lungo, difficile, quanto urgente, intervento promosso dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, diretto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze d’intesa con la Soprintendenza e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
Il 13 e 14 settembre, nelle celebrazioni per la solennità di Santa Croce, entro le mura sarà dunque festa ancora più solenne, anche se il Volto Santo non potrà essere ricollocato all’interno del Tempietto fino al termine dei lavori di recupero e restauro del capolavoro realizzato da Matteo Civitali nel 1484.

Il Volto Santo all’interno del Tempietto prima del trasferimento nel laboratorio di restauro allestito nello stesso Duomo di Lucca

Il complesso ligneo costituito dalla Croce e dalla figura del Cristo sarà comunque ben visibile nel transetto nord della Cattedrale: i fedeli potranno entrare negli spazi del laboratorio e osservare da vicino la scultura, che apparirà loro “svelata” da un restauro che ha gettato una luce nuova su una delle Crocifissioni più ammirate e venerate.
L’Arcivescovo di Lucca, mons. Paolo Giulietti, ha rievocato la leggenda che vuole far risalire il Volto Santo al I secolo, realizzato da Nicodemo in persona tranne il volto, trovato già scolpito in modo miracoloso: dunque un’immagine acheropita, cioè di origine non umana.
Una tradizione, che evidenzia tuttavia come ci si trovi di fronte non solo ad un’opera d’arte ma, in qualche modo, ad una reliquia, un oggetto attraverso il quale stabilire un contatto con il Signore Gesù crocifisso e risorto.
“Se per noi può essere un po’ difficile da capire – commenta mons. Giulietti – per i fedeli di un tempo il Volto Santo è davvero il Signore che ha gli occhi aperti, guarda ed entra in relazione con la persona che ha di fronte. Un Crocifisso vittorioso, vestito, senza i segni della sofferenza della Passione, regalmente assiso sul trono della Croce”.
Quello raffigurato da mano ignota fra l’VIII e il IX secolo (sarebbe dunque la scultura lignea più antica di tutto l’Occidente) non è infatti un Cristo morto bensì vivente, che invita a stabilire una relazione, un dialogo.
“Un’immagine – spiega ancora l’Arcivescovo – per altro verso molto arcaica: il Cristo vestito testimonia la difficoltà dei tempi antichi della fede cristiana ad accettare gli aspetti più crudi della Passione, la fatica a rappresentare il Cristo doloroso”.
Come noto la tradizione vuole che il Volto Santo abbia una stretta relazione con il territorio della Lunigiana storica. Esso, infatti, sarebbe arrivato nel porto di Luni sul finire del secolo VIII a bordo di un battello senza nocchiero e proveniente dalla Terra Santa; subito conteso tra Luni e Lucca, fu collocato su un carro trainato da buoi lasciati liberi di dirigersi a piacimento.
Presa la direzione di Lucca alla gente di Luni non restò che “accontentarsi” dell’ampolla del Sangue di Cristo che era conservata nel crocifisso-reliquiario e che ancora oggi si custodisce e si venera nel Duomo di Sarzana.
A Lucca il Volto Santo venne posto nell’antica chiesa di San Frediano, ma già il mattino seguente era sparito. Fu subito ritrovato in un terreno non troppo lontano: l’indicazione apparve chiara e lì vicino i lucchesi costruirono quello che oggi conosciamo come il Duomo di San Martino, consacrato nel 1070 alla presenza di Matilde di Canossa.
Quel “viaggio” fra i due luoghi della città ogni anno viene ripercorso la sera del 13 settembre dalla “Luminara”, la processione alla quale partecipano tutte le parrocchie del territorio e migliaia di fedeli, ciascuno con un lumino acceso.
Tornando al restauro che si sta concludendo nel laboratorio organizzato proprio all’interno della cattedrale, è utile sottolineare come la scultura, esposta per secoli, fosse ormai rivestita da una spessa patina scura che da tempo ne celava i tratti e i colori originari. La rimozione di questo strato, che ricopriva interamente anche la Croce, ha permesso ai restauratori di “leggere” gli innumerevoli interventi di ridipintura che si sono succeduti nel tempo e che ne avevano cambiato sensibilmente l’aspetto.
Tra poche settimane ai fedeli si presenterà un’immagine di fatto inedita del supporto che regge il Cristo crocifisso: fasce di colore rosso cinabro, del blu dei lapislazzuli, della lacca rosso porpora, ma anche motivi decorativi bianchi e blu. Una cromia vivacissima che contribuisce ad evidenziare il suo originario significato teologico, come è stato spiegato in un incontro a fine aprile con i rappresentanti di tutti i soggetti coinvolti nella grande operazione di restauro.
La Croce, infatti, “nell’iconografia del Cristo Trionfante da strumento di morte si trasforma con la Risurrezione nel Trono della Grazia. Anche il nimbo, il semicerchio gigliato che costituisce un attributo fondamentale dell’iconografia del Volto Santo, sta riacquistando infatti un aspetto sfolgorante che circonfonde la scultura di luce”.
Si avvicina il momento nel quale la scultura che raffigura il Cristo tornerà ad essere unita alla Croce, ricostituendo quell’unicum venerato da innumerevoli generazioni di fedeli; e questo avverrà con un metodo di ancoraggio innovativo affiancato ai perni originali che saranno mantenuti. Come accennato i tempi di completamento del restauro del tempietto di Matteo Civitali non permetteranno il ritorno “a casa” del Volto Santo già a settembre.
Al momento è quasi ultimata la pulitura delle pietre del rivestimento e procede quello dei frammenti di pittura murale sulla parete di fondo, venuti alla luce al momento dello spostamento del Crocifisso. Una testimonianza pittorica fino ad ora ignota, applicata su una struttura muraria in conci lapidei, che gli esperti giudicano come unico resto della cappella che conservava il Volto Santo prima della realizzazione del Tempietto del Civitali.
In vista del ritorno del Volto Santo nel Tempietto è stata ultimata la pulitura della colomba argentea, che ha rivelato la firma dell’orafo e la data 1817, nonché dei lampadari d’argento pendenti nel Tempietto e degli angeli di bronzo disegnati e modellati dallo scultore lucchese Augusto Passaglia nel 1918.

Paolo Bissoli