Eccola, la tramontana rediviva!

La prima decade di gennaio, improntata ad un clima più autunnale che invernale, si è chiusa con temperature, in media, circa 3°C superiori alla norma: buone per metà novembre, certo non per il mese centrale dell’inverno.
Le piogge abbondanti e continue per più giorni hanno raggiunto accumuli che basterebbero già per l’intero mese: oltre 100 mm nella maggior parte delle stazioni, specie in alta Lunigiana, solo fra martedì 7 e giovedì 9. Da inizio mese, si sommano 149,4 mm a Pontremoli e fin oltre 200 in varie stazioni montane.
Il radicale cambio della circolazione, dal 10 in poi, ha posto fine al transito dei sistemi perturbati e la tramontana è giunta finalmente ad asciugare i suoli – e non solo – e a raggelare l’aria,come conviene alla stagione.
Male abituati dalle “tepenti aure” che prima avevano dominato, seppure unite a cielo quasi sempre cupo, a foschie e nebbie, a precipitazioni di varia intensità dalla pioviggine noiosa alle piogge ardite, ecco che il brusco calo termico e l’aria divenuta molto asciutta, nonché agitata da una gagliarda ventilazione, hanno avuto su di noi un impatto simile a quello di un’ondata gelida più marcata.
I risultati si sono visti con il cielo passato da coperto a misto e poi al sereno quasi totale, eccetto qualche nube ricomparsa sull’Appennino, oppure formatasi longitudinalmente ad esso causa i forti venti normali alla disposizione della catena montuosa.
L’agitazione atmosferica dovuta ai forti venti di tramontana fa sì che il freddo si senta soprattutto di giorno con il calo dei valori massimi; d’altro canto, le temperature minime, al primo mattino, non sono eclatanti per lo stesso motivo, benché il quadro termico venga reso più severo proprio dalle condizioni ventose.
Sui rilievi, a quote più alte, il comportamento è diverso: la temperatura subisce un calo generale, sia nei valori minimi che in quelli massimi, e il rigore del clima giunge al clou. Al contrario, al quietarsi dei venti, la temperatura riprende ad aumentare sia la notte che il dì su monti e colli, diversamente da quel che accade nella valli, dove il freddo affluito durante l’ondata si deposita e può ristagnare più notti stemperandosi solo nelle ore centrali e del primo pomeriggio.
Per il momento, quindi, la temperatura cala all’aumentare della quota e dell’esposizione alle gelide correnti boreali, mentre al temine dell’ondata potranno riproporsi le inversioni termiche.
Su web, tv, giornali, social e mezzi vari di comunicazione, una ridda di notizie vorrebbe far passare per buona la notizia che l’Italia sia alle prese con chissà quale ondata di freddo, di neve , di vento e di altro a seconda delle regioni, il che fa davvero sorridere, quando è solo un timido tentativo dell’inverno di provare a fare il proprio mestiere.
Quarant’anni fa, invece, lo sapeva fare, se voleva, anche fin troppo. In altra pagina di questo sito leggerete l’amarcord del 1985: il 14 gennaio la Lunigiana giaceva sepolta sotto 70-100 cm di neve e la temperatura era giunta al decimo giorno consecutivo sottozero notte e dì.

a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni