Il Coronavirus comparve in Cina nel mese di novembre e si diffuse in tutto il pianeta nel 2003. L’applicazione delle misure già messe in atto in Vietnam grazie a Carlo Urbani evitò il peggio.

SARS è un acronimo, e sta per di Severe acute respiratory syndrome (sindrome respiratoria acuta grave) ed indica una polmonite causata da un virus, il SARS-CoV, a RNA a singola elica. la cui famiglia è definita coronavirus, poiché, al microscopio elettronico, i virus hanno l’aspetto di una corona. Nel 2017 alcuni ricercatori cinesi rintracciarono questo coronavirus in pipistrelli appartenenti a specie locali. I vettori intermedi per la trasmissione sarebbero stati gli zibetti. Fu accreditata l’ipotesi che i pipistrelli fossero i portatori sani della malattia.
Il SARS-CoV si diffonde attraverso goccioline volatili di saliva, espulse quando il contagiato parla, sternutisce, o tossisce. La trasmissione aerea del virus, cioè il contagio a una distanza superiore a un metro, non è mai stata dimostrata. Esiste anche una modalità di trasmissione indiretta, attraverso il contatto con oggetti utilizzati poco prima da un malato di SARS. Anche questo, sia pure più raramente, può determinare l’insorgenza dell’infezione. Le prime persone ad ammalarsi furono i familiari e i medici. Il virus Sars-Cov ebbe origine in Cina.
Nel novembre del 2002 un agricoltore fu ricoverato per una grave forma di polmonite a Foshan, il capoluogo della provincia del Gaungdong. L’uomo poco dopo morì, ma sul momento non venne effettuata alcuna ricerca. In conseguenza di altre morti per la stessa causa, le autorità provinciali informarono Il governo di Pechino, ma non fu diramato alcun allarme all’OMS. Una prima notizia della presenza di un possibile focolaio epidemico, si ebbe il 27 novembre 2002. Il governo cinese cercò di minimizzare, dichiarando inizialmente di avere la situazione sotto controllo, e negando la presenza di un’epidemia causata da un virus fino ad allora sconosciuto. Soltanto il 10 febbraio 2003 le autorità confermarono la presenza del nuovo virus, ma, nel frattempo, nel Guandong, il picco era già stato superato, registrando 305 casi accertati e 5 decessi. Poco dopo le cifre furono corrette: i contagiati erano almeno 806 ed i morti 34.
A questo punto però i focolai avevano iniziato ad espandersi ben oltre i confini provinciali. A Hong Kong, a febbraio, si sviluppò un focolaio all’interno dell’Hotel Metropolitan, a causa di un medico proveniente dal Guandong, alloggiato lì, che si era ammalato assistendo i suoi pazienti, e stava già molto male. Morì il 4 marzo. Durante il suo soggiorno infettò diverse persone. Da quel momento le autorità di Hong Kong riscontrarono molti casi di polmonite riconducibili al nuovo virus, tra cui una donna, di origini sudcoreane, residente a Toronto. Costei, una volta tornata in Canada, iniziò ad avvertire malesseri e problemi respiratori. Ricoverata in ospedale, morì a causa del virus. Da allora, il Paese nordamericano accertò diversi casi e vari pazienti furono ricoverati negli ospedali di Toronto.
Nel Metropolitan di Hong Kong alloggiava un uomo d’affari sino-americano, che, per lavoro, poi raggiunse Hanoi, capitale del Vietnam. Giunto là, in preda a difficoltà respiratorie, venne ricoverato nell’ospedale francese della città. Poi, aggravatosi, fu trasferito in terapia intensiva ad Hong Kong, dove morì. L’equipe medica di Hanoi chiese l’aiuto del dottor Carlo Urbani, presidente di MSF italia e consulente dell’OMS. Fu proprio il medico italiano ad intuire che si trattava di una nuova malattia, provocata da un virus sconosciuto. Lanciò l’allarme all’OMS, e persuase le autorità vietnamite ad adottare severi protocolli per evitare la diffusione del virus.
Misure come il distanziamento e l’isolamento delle persone infettate, su pressante indicazione del dott. Urbani, furono approvate dal governo vietnamita, che, in virtù di quelle scelte, evitò il dilagare dell’epidemia. Da quel momento in poi, in caso di sospetto di SARS, si utilizza in tutto il mondo il protocollo Urbani. L’11 marzo, quando l’Oms si preparava a decretare lo stato d’allerta, il dottor Urbani era in volo da Hanoi a Bangkok. All’interno dell’aereo avvertì difficoltà respiratorie, e comprese lucidamente di aver contratto il nuovo virus. Si mise in contatto con i suoi colleghi a Bangkok, e riuscì a predisporre tutte le misure necessarie per il proprio soccorso, e per l’immediato isolamento di tutti i passeggeri. Lui purtroppo in seguito, il 29 marzo, morì. Ma le sue intuizioni e il suo coraggio hanno salvato migliaia di vite in Vietnam ed in Thailandia, e forse in tutto il mondo.
Carlo Urbani morì nel 2003 a 47 anni:
quel medico scomparso per salvare gli altri
e al quale il mondo deve moltoCarlo Urbani nasce a Castelplanio, in provincia di Ancona, il 19 ottobre 1956. La cifra della sua vita è il cristianesimo: fin da ragazzo collabora con la parrocchia, entrando nel consiglio pastorale parrocchiale, e animando la liturgia con musica e canti. Ma il suo interesse è rivolto soprattutto ai fratelli bisognosi: raccoglie medicine per Mani Tese, e fonda un’associazione di aiuto ai disabili. Divenuto medico, e specializzato in malattie infettive, inizia la sua carriera come medico di base, poi passa nel reparto di malattie infettive dell’Ospedale di Macerata, dove rimane alcuni anni. Nel frattempo sposa Giuliana Chiorrini. Insieme avranno tre figli: Tommaso, Luca e Maddalena.
Nel 1996 entra in Médecins Sans Frontières e parte, con la moglie e due figli piccoli, per la Cambogia, a lavorare per il controllo di una malattia parassitaria intestinale, la schistosomiasi. Nel 1999 viene chiamato, come rappresentante italiano dell’associazione, a ritirare il premio Nobel per la pace. Nel 2000 gli viene offerto il posto da primario nel reparto dove ha lavorato, ma rifiuta. Diventa consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le malattie parassitarie.
Continua la sua opera in Cambogia, Laos, e Vietnam. Nel 2003 identifica una nuova polmonite virale, e convince le autorità vietnamite ad adottare le prime misure anti-pandemia che prenderanno il suo nome. Con l’aiuto delle sue indicazioni il Vietnam sarà il primo paese a debellare il virus. Purtroppo anche lui ne viene contagiato.
Dopo avere ricevuto i sacramenti, Carlo Urbani muore il 29 marzo 2003.
Pierantonio Furfori



