“Pastor de Almas”, dal Venezuela all’Italia catturato dai nazisti e ucciso a Camaiore

Un documentario su mons. Salvador Montes de Oca. Arrivato nella comunità monastica di Farneta, presso Lucca, venne fucilato il 7 settembre 1944

20Pastor_de_AlmasMercoledì 29 aprile la Conferenza Episcopale del Venezuela ha trasmesso in prima visione il film documentario “Pastor de Almas” sul Servo di Dio Salvador Montes de Oca, un video nel quale viene citata anche la città di Massa. Occorre ripercorrere brevemente la sua storia per capire il perché. Nato il 21 ottobre del 1895  a Carora, Estado Lara, dopo gli studi nel seminario di Barquisimeto fu ordinato sacerdote nel 1921, ed a soli 32 anni fu nominato come secondo Vescovo di Valencia in Venezuela.
Questo mandato lo svolse tra il 20 giugno 1927 ed il 22 dicembre 1934 tra tante peripezie, difatti dopo soli due anni dalla sua nomina monsignor Montes de Oca a causa della pubblicazione di un articolo sul giornale “La Religione” di Caracas, riguardante la posizione della Chiesa contro il divorzio, venne espulso dal suo Paese accusato di ribellione contro la “sovranità nazionale”. Tale provvedimento fu voluto dall’allora presidente Juan Bautista Pérez, che fece arrestare il vescovo, imbarcandolo successivamente su di un battello e costringendolo ad andare in esilio a Port of Spain a Trinidad.
Sia quando era in patria, sia durante il periodo del suo esilio, mons. Montes de Oca non smise mai di sostenere il suo popolo offrendo protezione e solidarietà ai perseguitati del regime politico, che presieduto da Pérez, era in realtà governato dal dittatore Juan Vicente Gomez. La notizia dell’espulsione del vescovo dal Venezuela, aprì un conflitto tra l’episcopato dell’intera nazione ed il regime e ciò risultò estremamente scomodo politicamente per il governo Gomez. Egli stesso, nel frattempo diventato presidente, decise sotto pressione di sospendere l’esilio autorizzando il rientro in patria del combattivo successore degli Apostoli.
Dopo esser ritornato in Venezuela, mons. Montes de Oca scelse però di rinunciare al suo incarico, e pur mantenendo il titolo onorario di Vescovo Emerito di Valencia decise di trasferirsi in Italia e di entrare in clausura. Questa scelta radicale lo portò a giungere in Toscana, per entrare nella Certosa di Farneta, nei pressi di Lucca. In questo luogo vi entrò come novizio prendendo il nome di Bernardo, e dove visse in austerità, meditazione  e preghiera nel silenzio claustrale.
Purtroppo però il suo destino era segnato, poiché sfuggendo alla dittatura del suo Paese non immaginava che, immerso nella quiete della Certosa, potesse trovarsi coinvolto nei tragici eventi legati alle barbarie naziste. Rimase infatti coinvolto nella strage compiuta nei confronti della comunità monastica di Farneta, rea di aver dato ospitalità a diversi perseguitati politici.
Insieme ad un confratello fu ucciso da una mitragliata il 7 settembre 1944, all’età di 49 anni. Tre giorni dopo, dieci loro confratelli vennero uccisi invece proprio a Massa, l’allora Apuania. Il corpo del vescovo monaco fu gettato in una fossa comune, dove fu poi ritrovato nel 1947. I suoi resti mortali furono riconosciuti e poi trasferiti in Venezuela, dove riposano nella Cattedrale di Valencia.
In suo onore a Valencia vi sono diverse strade a lui intitolate, nonché una piazza con al centro una splendida scultura in marmo e bronzo per tener viva la sua memoria. La diocesi di Valencia in Venezuela ha avviato in data 11 marzo 2017 la causa di beatificazione. Postulatrice della causa è Silvia Monica Correale. Il docufilm, in lingua spagnola, è reperibile su Youtube digitando “Documental: Pastor de Almas”.

Don Fabio Arduino