La cipolla di Treschietto mix di storia, tipicità e gastronomia

20Cipolla_Trteschietto1Il Covid-19 non ha risparmiato neppure “Sua Maestà” la cipolla di Treschietto che ogni anno, in questo periodo, era al centro delle famose sagre treschiettesi con un corteo eterogeneo di buongustai che salivano nella suggestiva frazione bagnonese ove svetta l’antica torre malaspiniana, per deliziare il palato. Certamente incurante del micidiale virus, è cresciuta negli orti, rigogliosamente tanto che fa bella mostra nei supermercati non solo zonali ma oltre i confini lunigianesi.
Appartenente alla specie “Allium Cepa”, essa proviene da una coltivazione che si perde nella notte dei tempi, di una varietà tipica del luogo che, piuttosto isolato ha protetto l’ambiente mantenendolo incontaminato. Qui, piccoli produttori garantiscono il ciclo produttivo: dalla riproduzione del seme alla raccolta di cipolle in erba e mature, lungi dall’uso di prodotti chimici, di cui tutti conosciamo la pericolosità.

Mazzi di cipolle di Treschietto pronte per la vendita.
Mazzi di cipolle di Treschietto pronte per la vendita.

I bulbi, selezionati nel mese di luglio, vengono conservati rigorosamente nelle cantine buie per essere piantati ad ottobre e rincalzati a marzo. I fiori, raccolti a luglio e lasciati essiccare per sette, dieci giorni all’ombra, vengono sfregati manualmente per poter estrarre i semi i quali, a loro volta, si immergono nell’acqua e soltanto quelli che restano sul fondo risultano idonei alla semina che avviene a fine luglio.
Nel solco delle tradizioni i Treschiettesi lavorano, a mano, piccoli quadrati di terreno (in dialetto brasia) su cui vengono disposti fasci di felci per impedire ai caldi raggi del sole di rovinare i preziosi semi. Il lavoro continua e, a metà settembre, si trapiantano le piantine. Finalmente, a maggio, le cipolle in erba sono pronte per essere raccolte, sempre a mano, mentre a luglio sarà il turno di quelle mature.

L’Erbadella: ingredienti base, cipolle e farina di granoturco
L’Erbadella: ingredienti base, cipolle e farina di granoturco

Molte le caratteristiche dell’ortaggio da bulbo. Dalla forma appiattita, al colore rosso rubino; dalla tenera consistenza, alla ricchezza d’acqua, fino ad arrivare all’elemento più apprezzato, ossia la dolcezza. Una cipolla, insomma, che non fa versare lacrime! La prima sagra, svoltasi nel caratteristico borgo, risale al 1976. Da allora non ha più subito “stop”.
Nella terza domenica del maggio “odoroso” di leopardiana memoria, si potevano gustare ottimi piatti, tutti a base di cipolle. Un lungo elenco capace di soddisfare le svariate esigenze degli amatori. Pinzimonio, zuppe, torte, frittate, ripieni, barbotta (preparata anche usando tenere foglie e farina gialla) cotte nei testi.

La torre del caratteristico borgo della valle del Bagnone
La torre del caratteristico borgo della valle del Bagnone

Una vera e propria filiera quella della cipolla di Treschietto, come sottolinea il sindaco Carletto Marconi, anch’egli appassionato alla coltivazione del bulbo essendo nativo del luogo.

Il manifesto della sagra dello scorso anno.
Il manifesto della sagra dello scorso anno.

“Siamo partiti in silenzio – dice il primo cittadino – per poi raggiungere traguardi importanti con relativi riconoscimenti. Grazie anche al nostro inserimento nel Parco dell’Appennino MAB Unesco che ha sicuramente sempre un occhio di riguardo per la terra ed i suoi frutti genuini”.
Un prodotto ormai largamente conosciuto grazie anche al lavoro svolto dai fratelli Malatesta i quali, nel loro laboratorio situato fra Vico e Treschietto, sono riusciti, con innegabili capacità, a produrre persino la marmellata di cipolle. Una “chicca” tutta lunigianese che ben si sposa con formaggi e bollito.
Le attuali norme legate alla lotta al Covid-19, quest’anno impediranno la consueta, massiccia presenza, a Treschietto, degli appassionati degustatori, ma lei, “regina cipolla” non deluderà il suo pubblico. Perché pronta per essere acquistata, lavorata a seconda dei gusti e… mangiata. In un perfetto mix di storia, tipicità ed ottima gastronomia.

Ivana Fornesi

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