Seconda domenica del tempo ordinario
(Is 49,3.5-6 Sal 39 1Cor 1,1-3 Gv 1,29-34)
Giovanni il Battista, ieri, aveva ricevuto la delegazione inviata dai sacerdoti e dei leviti, e aveva predetto: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Oggi vede arrivare Gesù. E lo definisce “Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”.
L’agnello è la vittima sacrificale per eccellenza, immolata durante la Pasqua ebraica, memoriale della liberazione di Israele, ma è anche il servo di Dio, “agnello condotto al macello”, perché ha subito il castigo per il peccato del suo popolo.
Sarebbe stato Gesù, con la sua persona, a portare a Israele, e a tutto il mondo, il perdono dei peccati. “Toglie il peccato del mondo”. Uno dei compiti attribuiti al Messia era quello di purificare il popolo dai suoi peccati. Ma l’uso del singolare (il peccato del mondo) estende ancora di più la sua potenza: egli metterà fine al dominio del peccato, liberando il peccatore, prendendo il peccato sulle sue spalle, o, come dichiara Isaia, “caricandosi delle nostre iniquità”.
Tra gli evangelisti solo Marco afferma esplicitamente che Gesù fu battezzato nel Giordano da Giovanni Battista. Matteo riporta la discussione tra Gesù e Giovanni, che non voleva battezzarlo, e descrive quel che succede mentre Gesù esce dall’acqua.
Luca inizia il suo brano con Gesù appena battezzato e raccolto in preghiera.
Giovanni evangelista non parla del battesimo di Gesù, ma sembra solo accennarvi. Nella sua narrazione emerge l’elemento essenziale: lo Spirito Santo è disceso su Gesù, e rimane su di lui, perché egli lo comunichi. Gesù battezzerà in Spirito Santo. “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. Giovanni Battista, dopo essere stato testimone oculare della discesa dello Spirito Santo su Gesù, può affermare : “Ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.
Nei vangeli sinottici questa affermazione avviene tramite una voce dal cielo, qui è il Precursore che la proclama. L’accoglienza della fede trasforma il credente. Il riconoscere Gesù come Figlio di Dio è lo scopo di tutto il vangelo di Giovanni, Il Battista era arrivato a conoscere questa realtà, ha visto e ne rende testimonianza. “Io non lo conoscevo”, dichiara riguardo a Gesù; e la dichiarazione compare ben due volte in poche righe. La proclamata estraneità tra Giovanni e Gesù non è a livello di relazione personale, ma di fede. Finora non lo conosceva, oggi ha capito che è il Salvatore, e lo vede con occhi nuovi.
C’è differenza tra la fede come adesione ai dogmi e la fede personale in un Dio misericordioso che salva. Una cosa è credere per ossequio alla Tradizione, per obbedienza al Magistero, per rispetto dei valori familiari… Altro invece è giungere alla fede con un cammino individuale fatto di slanci e di crisi, di impegno e di frustrazioni. Tutti i discepoli di allora, e tutti i cristiani nei secoli successivi, percorreranno questo cammino di crescita, avvicinandosi ogni giorno di più, fino all’ultimo giorno.
Pierantonio e Davide Furfori



