Papa Francesco: “La regola del Vangelo è la regola del servizio”

Ha celebrato la Messa in Coena Domini nella casa circondariale di Velletri

17Papa_lavanda_piediAlle 16,30 del Giovedì santo, con dieci minuti di anticipo, Papa Francesco è arrivato nella casa circondariale di Velletri, per celebrare la Messa “in Coena Domini” con il rito della lavanda dei piedi. Accolto dalla direttrice della struttura penitenziaria, Maria Donata Iannantuono, dal cappellano, don Franco Diamante, e da altre autorità, Papa Francesco ha poi salutato alcune rappresentanze del personale civile, della polizia e dei detenuti, compreso un gruppo di collaboratori di giustizia.
La celebrazione della Messa in Coena Domini è, quindi, iniziata alle 17, nel Salone teatro della Casa Circondariale. Nel corso della celebrazione liturgica, Papa Francesco ha lavato i piedi a 12 detenuti provenienti da quattro diversi Paesi, tra cui alcuni di religione musulmana: 9 sono italiani, 1 brasiliano, 1 della Costa d’Avorio e 1 del Marocco.
Era la quinta volta che Francesco celebrava la Messa in Coena Domini in un carcere. Quello di Velletri ospita 577 persone, 50 delle quali nella reclusione. È un istituto di media sicurezza con due sezioni precauzionali, una di ex collaboratori di giustizia (l’unica in Italia) e una di salute mentale.
“La regola di Gesù, la regola del Vangelo” è “la regola del servizio”. Con queste parole, pronunciate a braccio come tutta l’omelia, il Papa ha spiegato il gesto della lavanda dei piedi ai 12 detenuti che avrebbe compiuto subito dopo. “Ho ricevuto una lettera da voi”, ha esordito Francesco, ringraziando i detenuti per le tante “cose belle” che hanno scritto e dichiarandosi “molto unito a tutti, a coloro che stanno qui e a quelli che non ci sono”. “Abbiamo sentito cosa ha fatto Gesù”, ha detto Francesco riferendosi al brano del Vangelo letto poco prima: “Sapendo Gesù che il Padre aveva dato tutto nelle sue mani, incomincia a fare questo gesto del lavare i piedi, un gesto che facevano gli schiavi”.
17Papa_lavanda_piedi_Messa“A quel tempo non c’era l’asfalto nelle strade, e quando qualcuno arrivava in una casa aveva la polvere nei piedi, e c’erano gli schiavi che lavavano i piedi. Gesù fa un gesto da schiavo: lui che aveva tutti i poteri, che era il Signore, fa un gesto da schiavo. E poi consiglia a tutti: fate voi questo gesto tra di voi, cioè servite l’uno all’altro, siate fratelli nel servizio, non con l’ambizione di chi domina l’altro. Servizio. Questa è la fratellanza, e la fratellanza è umile, sempre”.
“Io farò questo gesto”, ha detto il Papa: “La Chiesa vuole che il vescovo lo faccia tutti gli anni, almeno una volta l’anno, il Giovedì Santo, per imitare Gesù”. “Il vescovo non è il più importante, il vescovo deve essere il più servitore”, ha puntualizzato Francesco: “Ognuno deve essere servitore degli altri, è la regola di Gesù, la regola del Vangelo: la regola del servizio, non di fare del male, di umiliare gli altri”.
“Una volta, quando gli apostoli litigavano tra di loro e discutevano su chi fosse più importante – ha raccontato il Papa – Gesù prese un bambino e disse: ‘Se il vostro cuore non è un cuore di bambino, non sarete miei discepoli’. Un cuore di bambino, semplice, umile ma servitore. E Gesù aggiunge una cosa interessante, che si collega con quello che faremo dopo: ‘State attenti, i capi delle nazioni dominano. Fra voi non deve essere così: il più grande deve servire il più piccolo. Chi si sente più grande deve essere servitore. Anche noi dobbiamo essere così. È vero che ci sono problemi, litighiamo tra noi, ma deve essere una cosa passeggera. Ci deve essere sempre questo amore di servire all’altro, di essere al servizio dell’altro”.
“Sia per tutti noi un gesto che ci aiuti a essere più servitori, più amici, più fratelli l’uno dell’altro nel servizio”, l’auspicio di Francesco per il gesto che ha compiuto subito dopo.