“Amiamo la vita nuova che il Signore Gesù ci dona!”

L’omelia del vescovo Giovanni al pontificale di Pasqua nel duomo di Pontremoli

17Vescovo_Pontificale_Pasqua_Pontremoli1Far sì che “la Pasqua di Gesù diventi anche la nostra Pasqua”: è questa la sfida che la fede ci consegna e che noi dobbiamo raccogliere; “non soltanto a livello affettivo, sentimentale, emotivo” perché “la fede non è un’emozione”. Così il vescovo Giovanni ha inquadrato fin dall’inizio dell’omelia del pontificale celebrato nel duomo di Pontremoli la grande novità che la risurrezione di Cristo deve portare nella vita di ognuno di noi. In questa sfida, ha proseguito, “dobbiamo metterci non soltanto il cuore, come i discepoli che vanno a Emmaus, ma anche la testa”.
Lo conferma Gesù stesso quando ai due “non dice soltanto: siete lenti di cuore a credere”; li definisce “stolti”. Loro, che “presumevano di essere più saggi delle donne, più saggi degli altri apostoli che erano andati al sepolcro, Pietro e Giovanni”; credevano che tutto fosse finito e per questo Gesù li chiama “stolti”.
17Vescovo_Pontificale_Pasqua_Pontremoli2L’altro invito del Vescovo ha riguardato la necessità di rendere conto delle nostre azioni, delle nostre scelte. “Stasera avrete a cena qualche amico, qualche famigliare che oggi non è venuto alla messa e cosa gli rispondete se quello vi chiede: perché sei andato alla messa oggi?”.
Possiamo rispondere: “perché è Pasqua, perché è un impegno, un dovere per noi, una tradizione; ma è questo il motivo per cui siamo alla messa oggi?”. È importante pensare e spiegare il perché delle cose, perché altrimenti si finisce per farle per abitudine.
“Se non si sta attenti, ha proseguito mons. Santucci, si pensa come pensa la televisione, come pensa un certo personaggio, ci si veste tutti uguali, si comprano tutti le stesse cose”, ci si riduce con un cervello che non ha voglia di lavorare. I discepoli di Emmaus sono “stolti”, perché il fondamento della fede non è la volontà di credere. “Non scelgo la fede, mi arrendo ad essa”.
“Ecco, allora, perché Gesù spiega ai due discepoli che vanno a Emmaus le sacre scritture: tutto quello che si riferiva a lui – nel libro di Mosè, nei profeti, nei salmi – perché aprano gli occhi sul fatto che il Cristo doveva soffrire, doveva morire ma, allo stesso tempo, non poteva restare prigioniero della morte”.
Nel libro secondo di Isaia, che risale a circa 500 anni prima di Cristo, troviamo la descrizione della passione e della morte di Gesù come se chi scrive fosse lì a vedere: descrive gli oltraggi, le percosse, gli schiaffi, gli sputi, le vesti estratte a sorte. Le stesse ultime parole di Gesù sono le parole di un salmo: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
17Vescovo_Pontificale_Pasqua_Pontremoli3“Il vangelo, ha ricordato il Vescovo, è l’unico insegnamento che ci può permettere di pensare una vita diversa da quella che sperimentiamo, di pensare a un rapporto diverso con le persone, dove non c’è bisogno di far la guerra, non c’è bisogno di dominare gli uni sugli altri, non c’è bisogno di fare il male per superare qualcosa: tutto il contrario”.
Basta un niente per litigare: ma serve a qualcosa? “È Gesù che ti parla del dono di te all’altro. […] Nel vangelo Gesù afferma: nessuno ama come colui che dà la vita per la persona amata e questo è il massimo. Quante mamme sono disposte a dare la vita per i figli! E anche senza dar la vita, quante sono disposte a sacrificarsi per i figli!”: perché li amano.
Ecco, allora l’invito del vescovo Giovanni a provare anche noi a fare come ha fatto Gesù: “Come ho fatto io fate anche voi”. “Proviamo a dire alle persone che gli vogliamo bene, che ci mettiamo al loro servizio”. “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”, dice l’apostolo.
“Non queste della terra, che non servono. Ci lamentiamo tanto che ci mancano le cose e non sappiamo nemmeno quante ne abbiamo. Ringraziamo Dio di quello che abbiamo!”. Infine, l’impegno ad instaurare un rapporto nuovo con le cose.
“Quanti problemi trovo intorno a me; posso risolverli tutti? No, però posso accompagnare qualcuno, aiutarlo, dirgli una parola[…] e se qualcuno ci chiede: ‘Perché ti comporti così?’, rispondiamo: ‘perché sono un cristiano e voglio aiutare questo mondo ad essere un po’ migliore’”. Cristo è risorto, cerchiamo questo e cerchiamolo attraverso quel rapporto vero con le persone, le cose, le situazioni che il Signore ci fa vivere. Non siamo astratti, siamo concreti, amiamo la vita nuova che il Signore ci dona”.

a.r.

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