Suor Maria Edvige Zivelonghi ora è venerabile

Papa Francesco ha promulgato il decreto. Nata nel 1919 entrò nella Congregazione delle Figlie di Gesù e visse anche a Massa

Suor Maria Edvige Zivelonghi (1919 - 1949)
Suor Maria Edvige Zivelonghi (1919 – 1949)

Lo scorso 19 maggio il Santo Padre Francesco, ricevendo in udienza il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha autorizzato la promulgazione del decreto sulle virtù eroiche della Serva di Dio Maria Edvige Zivelonghi. La notizia ci tocca da vicino in quanto la nuova Venerabile è vissuta anche a Massa, con le consorelle Figlie di Gesù.
Edvige nacque con la gemella Angela – ultime dei nove figli di Francesco e Maria, persone semplici ma benestanti – il 26 aprile 1919 a Gorgusello di Breonio (Verona), paesino della Lessinia occidentale. Edvige manifestò fin da bambina un carattere deciso, ma anche un animo sensibile e generoso. Il clima familiare, permeato di affetto e di fede, contribuì alla sua crescita equilibrata fino a renderla una ragazzina vivace, aperta al bene e al bello, desiderosa di amare il Signore e di impegnarsi nella vita cristiana. Dopo qualche anno di pausa dagli studi, Edvige frequentò con impegno e buoni risultati l’Istituto magistrale statale di Verona, ottenendo nel 1940 il diploma di maestra.
La giovane, attenta alla cura della propria vita spirituale, si chiedeva quale fosse il progetto del Signore su di lei e il successo professionale ottenuto nel primo anno di insegnamento non attenuò questa ricerca. A fine settembre 1941, Edvige partecipò ad un corso di esercizi spirituali a Verona presso le suore Orsoline. Sentendo parlare delle suore Figlie di Gesù, rimase colpita “dal nome così bello che riassumeva ed appagava ogni aspirazione”. In seguito ebbe modo di conoscerle personalmente e di ottenere un posto quale insegnante nel loro istituto, entrando così a contatto con la vita, la spiritualità e il carisma della congregazione. Il consiglio del confessore e la benedizione di San Giovanni Calabria le fecero superare l’incertezza della scelta tra la vita attiva e quella contemplativa e la confermarono nel suo orientamento per la consacrazione tra le Figlie di Gesù.
Ottenuto il consenso dei genitori, il 27 febbraio 1942 Edvige entrò come postulante: “Mi pare perfino impossibile: tanto è grande il mio entusiasmo di essere stata scelta da Gesù per diventare santa, per stare sempre vicino a lui adesso e nell’eternità!”. Divenne una vera figlia di Gesù, vivendo pienamente la regola stabilita dal fondatore, il Venerabile don Pietro Leonardi, che aveva proposto alle sue figlie spirituali l’ideale di divenire vive immagini di Gesù, nell’abbandono al volere di Dio e nell’impegno di educare i ragazzi poveri e abbandonati.
Trascorso il primo anno di noviziato, nel 1943 fu destinata alla comunità di Massa e incaricata dell’insegnamento in una classe elementare. Dopo la professione religiosa emessa a Gaon (VR) il settembre successivo, fu inviata alla Comunità di Cerna, nel veronese, con il compito di insegnare ai bambini sfollati per il pericolo bellico. Già durante quell’anno la sua salute si mostrò cagionevole anche se verso l’autunno 1945 sembrava ristabilita. Ritornò a Massa su richiesta della superiora e riprese l’insegnamento nella scuola elementare.
Secondo la testimonianza di consorelle, suor Maria Edvige era innamorata della volontà di Dio, devotissima della Madonna, ardente nella preghiera, dolce e comprensiva con le alunne. Ma proprio in quell’anno si ammalò a più riprese e alla fine fu ricoverata all’ospedale civile di Massa per un lungo periodo. Rientrata in casa madre a Verona, ulteriori accertamenti confermarono la diagnosi di tubercolosi polmonare. Fu ricoverata nel sanatorio provinciale della Grola di Sant’Ambrogio (VR).
L’allontanamento dalla comunità fu doloroso ma suor Maria Edvige lo accettò in un atteggiamento di offerta fiduciosa al Signore. La sofferenza divenne un tempo prezioso per “preparare l’abito di nozze”, un itinerario pasquale di purificazione e di crescita guidato dallo Spirito, fino al dono totale di sé, nell’abbandono al Padre. Suor Maria Edvige fece tesoro della sua condizione di vita in sanatorio per testimoniare alle altre ammalate la bontà di Dio e le esigenze del suo amore, per aiutarle materialmente e spiritualmente, coltivando in loro la fede e la speranza.
Così il dolore fisico e morale sempre più grave e la stessa morte diventavano per lei “l’anello prezioso” da offrire con gioia allo sposo celeste, per il bene dei fratelli. Immediatamente dopo la sua morte, avvenuta il 18 marzo 1949, l’opinione comune era che suor Maria Edvige fosse santa, tanto che alcune ammalate si procurarono un pezzetto del suo abito come reliquia. Anche tra le consorelle e tra le persone che la conobbero era ed è unanime la convinzione che abbia vissuto le virtù cristiane in maniera straordinaria.
Con la sua vita, suor Maria Edvige indica che la santità è un dono di Dio per tutti e che si realizza nel normale impegno quotidiano, vissuto in una risposta appassionata e generosa, offerta attimo per attimo.

Don Fabio Arduino