Gli ospiti sono per la metà italiani: un dato che riflette nuove le forme di povertà tra noi
Anche nel giorno di Pasqua le mense Caritas del territorio diocesano continuano a rappresentare un luogo concreto di accoglienza. Alla mensa in località Cervara a Massa la scelta di esserci nasce da una convinzione semplice ma forte.
“Essere qui è naturale – racconta Claudia Gentili, aiuto cuoca – non è un sacrificio, ma il desiderio di condividere questo giorno con chi altrimenti resterebbe solo”. Qui opera una squadra affiatata di volontari, coordinata da Paolo Mannucci, che ogni giorno garantisce un servizio ordinato, attento e rispettoso.
“Ci teniamo particolarmente a questi momenti – spiega – perché sappiamo quanto possano pesare per chi è solo. A Pasquetta, quest’anno, abbiamo pensato anche a un menù di pesce, per offrire qualcosa di diverso e rendere la giornata ancora più speciale. Non si tratta solo di servire un pasto, ma di fermarsi ad ascoltare, scambiare due parole, far sentire le persone meno sole”.
Un impegno che si fonda proprio sulla prossimità e sull’ascolto. “A volte basta davvero poco – aggiunge Claudia – uno sguardo, una parola gentile. Qui cerchiamo di costruire relazioni, non solo di rispondere a un bisogno immediato. È un lavoro che arricchisce, lo faccio davvero con il cuore”.
Alla mensa della Santissima Annunziata di Bassagrande a Carrara, questo impegno si regge su una struttura solida e ben organizzata, che nel quotidiano consente di rispondere con continuità ai bisogni delle persone.
Se il lavoro di chi prepara e serve i pasti è il più visibile, altrettanto fondamentale è quello dell’accoglienza e della segreteria, che coordina i fornitori, gestisce le donazioni e cura i rapporti con il tribunale per l’inserimento di persone impegnate in lavori di pubblica utilità.
A raccontare il valore più profondo di questa esperienza è Imma Annunziata, volontaria storica presente fin dall’apertura della mensa nel 2004. Il suo impegno è nell’accoglienza: è tra i primi volti che gli ospiti incontrano e si occupa di ascolto, vicinanza e relazione.
Un servizio fatto di gesti semplici ma essenziali, come uno sguardo, una parola, il tempo dedicato a chi arriva spesso con storie difficili alle spalle.
“È un’esperienza che mi ha aiutato a crescere, a rivedere le mie priorità – spiega – perché stare vicino a queste persone aiuta tanto”.

Nel tempo, racconta, le situazioni incontrate si sono fatte sempre più complesse e diversificate. “All’inizio gli ospiti erano prevalentemente stranieri, oggi circa la metà sono italiani”. Un cambiamento che riflette nuove forme di povertà: anziani con pensioni minime che non riescono ad arrivare a fine mese, persone con fragilità psichiatriche seguite dai servizi ma spesso senza più un sostegno familiare, donne in aumento e uomini separati che, in alcuni casi, hanno trovato rifugio temporaneo in auto.
Accanto ai bisogni materiali emerge con forza anche il bisogno di relazione. “Non è solo il pasto – lascia intendere Imma – ma il fatto di essere ascoltati, di sentirsi considerati. È importante vedere davvero l’altro”.
In queste parole si coglie il senso di un servizio che va oltre l’assistenza e si fa accompagnamento umano.
Durante le festività pasquali, alla mensa di Carrara si respira un’aria ancora più familiare. Il servizio, anticipato alle 11.30, permette di vivere il pranzo con più calma. La tavola è preparata con cura e c’è sempre qualche piccolo segno di festa, come un dolce in più da condividere tutti insieme. Un modo, come sottolineato dai volontari, per far sentire tutti dentro a una giornata speciale.
Elisabetta Guenzi



