A Parma, 420 anni fa, il crollo della torre civiva

Era il 27 gennaio 1606. Costruita nel Duecento, svettava per più di cento metri – tra le più alte del Medioevo – sull’attuale piazza Garibaldi. Rialzata nel XV secolo, dava segni di cedimento.
L’arch. Magnani, quattro mesi prima, aveva scritto: “Per mio parere potrìa ruinare in breve”

Chi si trovasse a sostare in piazza Garibaldi a Parma, osservando i “portici del grano” e il palazzo comunale difficilmente si fermerebbe a riflettere che proprio là si innalzava una torre così alta da rivaleggiare con le opere più ardite erette nel Medioevo: era probabilmente la torre civica più alta mai costruita.
Aveva iniziato a svettare sulla Piazza Grande di Parma nella prima metà del Duecento e ben presto si trovò affiancata dal palazzo del Capitano del Popolo (costruito nel 1281 proprio di fronte alla chiesa di San Vitale) e dal palazzo dei Notai (eretto sei anni dopo). Un’epoca remota, lontana ormai quasi otto secoli, nella quale sul basso profilo delle città si innalzavano solo le guglie e i campanili delle chiese e, appunto, le torri civiche.
E quella di Parma, definita “maestosa” ed “esempio proverbiale di magnificenza”, a lungo fu presa a termine di paragone per valutare costruzioni simili. Poche le altre monumentali opere che potevano confrontarsi con essa, lanciate verso l’alto dal genio e dalla sfida degli architetti medievali, prime fra tutte il Torrazzo di Cremona, la Ghirlandina di Modena e la Torre degli Asinelli di Bologna.

“Veduta della città di Parma, possedimento Farnesiano”, (XVI secolo). Caprarola (VT), Palazzo Farnese, Sala di Ercole. Si vede bene la torre civica ben più alta del campanile del Duomo

Una presenza che ha caratterizzato il profilo (oggi si direbbe lo skyline…) di Parma per tre secoli e mezzo, come è documentato in numerose mappe e rappresentazioni grafiche della città, fino all’improvviso crollo del 27 gennaio 1606.
Sono passati 420 anni da quel drammatico evento che vide gli oltre cento metri della torre (ma c’è chi stima fosse alta fino a 130 metri!) crollare sugli edifici sottostanti, in particolare sul Palazzo del Comune che venne quasi distrutto, provocando la morte di ben 26 persone tra le quali anche due Anziani (gli amministratori comunali) e la distruzione di parte degli archivi storici.
La comunità di Parma, ferita nel profondo da quella tragedia, avrebbe messo mano negli anni successivi alla costruzione del nuovo Palazzo, ma la torre non venne mai più innalzata sulla città!

In giallo il Palazzo del Capitano del Popolo a Parma in una pianta del Cinquecento: si nota bene il profilo dell’alta torre civica che lo sovrastava (da Wikipedia)

Quel crollo fu improvviso e drammatico, eppure era stato preannunciato, e alle cause che lo provocarono concorsero prima di tutto le modifiche apportate alla struttura che nel corso dei suoi oltre tre secoli di vita venne appesantita e sopraelevata, soprattutto nel XV secolo.
Già nel 1421, infatti, vi era stato installato un orologio e dieci anni dopo aggiunti meccanismi che comprendevano la “ruota delle ore dimostrative al popolo, nella quale fu anco fatto una luna, che segnava tutti gli dì et il tempo della luna agli intelligenti” come ebbe a scrivere Bonaventura Angeli, letterato ferrarese esiliato a Parma dal 1576.
Proprio all’inizio del XVI secolo era ormai evidente come la torre avesse necessità di urgenti interventi di restauro: la causa principale venne ricondotta proprio ai lavori di sopraelevazione realizzati nella seconda metà del Quattrocento, quando la parte sommitale era stata smantellata e ricostruita, sopraelevandola e modificandone il profilo che, quadrato alla base, divenne ottagonale in alto.
All’epoca l’incarico di modificare la struttura e di alzare ancora la torre era stato affidato all’architetto Gherardo Fatuli, figlio di un Antonio “magister a muro et lignamine”, e già autore di numerose realizzazioni nella Parma della seconda metà del XV secolo.
Sul finire degli anni Trenta del Cinquecento, con i primi allarmi per la sua stabilità, la torre fu oggetto di lavori e di opere di conservazione che non si rivelarono tuttavia risolutive, ma solo in grado di mitigare il pericolo; la struttura, infatti, continuava ad evidenziare problemi molto seri, compresa una crescente inclinazione in direzione della Piazza.

Panorama del centro storico di Parma con la Cattedrale

E all’inizio del Seicento lo scarto aveva superato il metro ed era chiaro quanto la situazione fosse ormai critica, evidenziata anche dalle numerose crepe che si erano aperte nella muratura.
Il 24 settembre 1605 l’architetto Giovan Battista Magnani aveva messo in guardia le autorità sul fatto che le fondamenta avevano ceduto e che l’inclinazione torre aveva raggiunto i 108 cm, con fenditure sia perpendicolari che oblique nella muratura che in molti punti presentava anche evidenti rigonfiamenti. “Per mio parere – scriveva – conchiudo che detta torre potrìa ruinare in breve”.
Mai previsione fu più fondata: quattro mesi dopo, infatti, quel manufatto vanto della comunità di Parma crollò di schianto, e l’evento fu così tragico da far sì che la torre non fosse mai più ricostruita.
Si dovettero attendere vent’anni prima che fosse affidato l’incarico per ricostruire il Palazzo Comunale: al progetto lavorò partire dal 1627 lo stesso Magnani e l’impulso decisivo fu l’imminente matrimonio del duca Odoardo Farnese con Margherita de’ Medici, una dei figli di Cosimo II, celebrato a Firenze l’11 ottobre 1628.

Paolo Bissoli