Febbraio 1906: torna “La Terra”

Nato nel 1898, il giornale socialista è stata una voce importante: arrivò a diffondere duemila copie

La testata del primo numero del periodico “La Terra” alla ripresa delle pubblicazioni nel febbraio 1906

Nel febbraio 1906 riprende le pubblicazioni il settimanale socialista “La Terra”: non era ancora trascorso un decennio dalla sua fondazione, ma la vita dell’organo della Federazione socialista dell’Alta Lunigiana era già stata così travagliata da averne messo più volte a rischio la pubblicazione.
E anche quel ritorno era la conseguenza dell’ultima sospensione, quella dell’ottobre del 1904. In quell’occasione, viste le quotidiane difficoltà, soprattutto economiche, che stavano incontrando, i giovani socialisti lunigianesi avevano deciso di fondersi temporaneamente con “La libera parola”, il periodico organo del Partito Socialista della Spezia e che dal 1912 sarebbe stato diretto da Agostino Bronzi, avvocato, partigiano, primo sindaco della città del golfo nominato dal CLN alla Liberazione, amministratore locale e senatore del PSI.

Pietro Bologna (1864 – 1925)

La “pausa” nelle pubblicazioni de “La Terra” si protrae appunto fino all’inizio di febbraio del 1906 quando il giornale lunigianese torna ad essere divulgato con la propria testata: un’esperienza che segna il periodo più lungo di pubblicazione ininterrotta che si sarebbe protratta fino all’ottobre 1912.
L’avvio della ripresa dell’uscita viene ufficializzato dalla comunicazione che il gerente del giornale, il pontremolese Carlo Mari, invia al prefetto: il primo numero della nuova serie sarebbe uscito per alcuni mesi dalle macchine della Cooperativa tipografica della Spezia; poi il trasferimento a Parma alle Officine d’Arti Grafiche e ancora il ritorno alla Spezia nell’estate 1910.
“La Terra” era nata a Pontremoli nel 1898, all’interno di quel gruppo di studenti e attivisti socialisti riuniti attorno alla già carismatica figura di Pietro Bologna (1864-1925), avvocato e futuro sindaco di Pontremoli dal 1910 al 1920, che aveva già profuso un grande impegno a favore delle classi più fragili e povere della società locale.
Fin dal 1885, infatti, aveva costituito il Circolo Operaio Pontremolese, associazione in prima linea a sostegno delle famiglie delle vittime dello scoppio del Polverificio Bonzani a Mignegno (27 morti e una trentina di feriti) e dello scoppio nel cantiere della Galleria del Borgallo (13 morti e decine di feriti).

Luigi Campolonghi (1876 – 1945)

Attorno a lui si coagula un gruppo di giovani: dal pontremolese Luigi Campolonghi al liccianese Alceste De Ambris, da Vittorio Carloni, Ugo e Pirro Orlandini di Mulazzo al filattierese Pietro Ferrari ed altri tra i quali l’altro avvocato Tito Bassignani.
Il giornale si rivolge soprattutto al proletariato rurale ma anche agli operai e ai piccoli artigiani, in un territorio caratterizzato dalla proprietà fondiaria stretta nelle mani di poche famiglie benestanti e aristocratiche, mentre nelle aree per così dire “urbane” sono al lavoro calzolai, sellai, sarti, maniscalchi, fabbri, artigiani o salariati che siano.
Molti di questi guardano al Partito Socialista come occasione di riscatto, personale e sociale, e alcuni ricoprono anche incarichi di responsabilità come quella di segretario (il pontremolese Tassi, ad esempio, è calzolaio) o sono consiglieri.
I redattori del periodico sono in buon numero studenti universitari, impegnati negli studi soprattutto a Parma: a Pontremoli a coordinare il lavoro al giornale restano quindi attivisti come Antonio Capirossi, manovale della SS. Annunziata.
Il primo direttore è Luigi Campolonghi (1876-1944): “La Terra” nasce in quel 1898 anno dei moti e delle proteste popolari in molte località d’Italia seguiti dalla violenta repressione che colpisce anche molti della redazione del giornale lunigianese; a sfuggire all’arresto è proprio Campolonghi che affronta il primo esilio in Francia. In quel frangente il giornale deve così sospendere le pubblicazioni dopo appena nove numeri.
Sarà ancora Pietro Bologna, nel 1904, da dare l’impulso decisivo perché “La Terra” possa tornare ad essere diffuso, prima unito alla “Libera Parola”, poi, dal febbraio 1906, di nuovo con la propria testata. Sono quelli gli anni più significativi: si stampano duemila copie, la maggior parte delle quali vengono diffuse in abbonamento mentre il resto è venduto con una diffusione capillare.
Ed è proprio allora, nell’autunno 1907, che per contrastare la divulgazione delle idee socialiste il vescovo di Pontremoli, mons. Angelo Fiorini, fonda “Il Corriere Apuano”. E qui inizia un’altra storia.

Paolo Bissoli