In questa sua prima parte, gennaio ha cercato di fare il proprio mestiere di mese freddo, ma alternando clima rigido a giornate più miti. Un tale comportamento non poteva passare senza che dal popolo dei social e da canali di informazione più tradizionali sorgesse una ridda di notizie al limite del ridicolo, quasi fosse in atto una ripetizione in piccolo di grandi inverni del passato.
Le voci più aduse al delirio si sono lasciate persino andare a improbabili paragoni con il 1985, il ’56 e il ’29 paventando a breve sviluppi di inopinata crudezza climatica. L’inconsistenza degli inverni successivi al 2013 ha reso la maggior parte delle persone ‘di bocca buona’, per cui si grida al record al minimo sentore di freddo, quando i termometri sono scesi sotto zero di pochi gradi.
Non è poi detto che una situazione locale, dove i morsi della rigida stagione si sono manifestati con più intensità, si sia estesa ad una intera nazione e neppure a tutta una regione. Ma tant’è: se cadono pochi cm di neve, poniamo, a Bologna, “tutto il Nord è sotto la neve” e se si imbiancano L’Aquila, Campobasso e Potenza, “il Centro-Sud è preda della bufera” e la pioggia alle basse quote viene tosto qualificata indice di tempo glaciale.
La verità è che la gran parte del territorio nazionale ha trascorso una normale fase di freddo invernale, che fino agli albori del 2000 non avrebbe neppure fatto notizia. Ora, invece, arrivano sulle applicazioni scaricate sul cellulare avvisi da tregenda ancor prima che sia caduta una faluppa di neve o i termometri abbiano avvertito l’aria artica: si riesce a mistificare quanto deve ancora manifestarsi quasi facendo apparire le previsioni come fatti già avvenuti!
Poi, a rilevazioni eseguite, quelle serie ed effettive, si scopre che il livello termico è giusto un tantino più basso del normale (canoni di riferimento più recenti, 1991-2020), ma tutt’altro che inferiore alla norma se si opera il raffronto con trentenni precedenti.
Risultato: l’esordio del gennaio 2026 è ben lungi dall’occupare una posizione di rilievo nella classifica delle ondate fredde del primo scorcio dell’anno.
Della settimana trascorsa, vale la pena ricordare le luminose giornate di mercoledì 7 e domenica 11, distintesi per la perfetta serenità del cielo, la vista eccezionale e la secchezza dell’aria. Più rigido il 7, anche in pieno giorno, a motivo della tramontana di estrazione continentale, e più mite l’11 a causa della natura più favonica del vento, peraltro avente la stessa direzione da N-NW del 7.
Le nottate successive avrebbero potuto, in ambo i casi, concludersi con albe ancor più gelide di quanto occorso l’8 e il 12, ma l’arrivo della nuvolosità avanti giorno, specie il 12, ha interrotto il crollo termico dovuto all’irraggiamento e alla avvezione appena terminata.
In questi casi, il segnale del ricambio d’aria arriva dai dati delle stazioni montane, dove l’aumento della temperatura è immediato, diversamente da quanto accade nelle valli, che si colmano di aria fredda meno rapidamente e sono però poi più lente a liberarsene.
Nei restanti giorni, si è avuta prevalenza di cielo misto con sensibile stemperata venerdì 9, seguita da ritorno a condizioni freddo-asciutte già dal pomeriggio di sabato 10.
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



