In Lunigiana la presenza antica di fabbriche di esplosivi. L’industria bellica a Pallerone, Boceda e Soliera e le opposizioni di inizio Novecento

Bisogna dare atto allo scrittore Carlo Cassola di aver colto nel giusto quando, sulla terza pagina del Corriere della Sera, aveva invitato i lettori a venire in Lunigiana per constatare come, di secolo in secolo, furono impegnate dai governanti enormi risorse nel costruire castelli e strutture militari, dalla più remota antichità fino alle fortificazioni dell’ultima guerra mondiale.
Accanto ai castelli e alle fortificazioni la Lunigiana conobbe, nel corso dei secoli, l’attività di produzioni di polveri da sparo, soprattutto nell’area pontremolese dove alcuni imprenditori operarono ancora agli inizi del Novecento, spostando l’attività nella nuova area di Boceda, in comune di Mulazzo.
Gli imprenditori pontremolesi furono sempre particolarmente attivi: nel 1640, ad esempio, Carlo e Marc’Aurelio Camisani entrarono in società con i banchieri genovesi Centurione, marchesi di Aulla. Marco Centurione finanziò la costruzione di una polveriera a Gorasco e la concesse in affitto ai due pontremolesi, assegnando loro un credito di mille scudi d’argento, con il monopolio di vendita della polvere nel feudo di Aulla, licenze di vendita nei territori dipendenti da Genova.

I due imprenditori ed i nove lavoranti furono autorizzati a portare le armi ed un anno dopo la polveriera era già in piena attività, con polvere pronta per essere invita, dal porto di Lerici, a Genova e in Spagna.
Nelle carte d’archivio della Camera di Commercio ricorrono per decenni i nomi degli imprenditori pontremolesi Bocconi e Bonzani che nel 1884 risultano produttori di polveri piriche; Bonzani in quello stesso anno cessò la produzione, (probabilmente a seguito del tragico scoppio di Mignegno del 1887 che fece 15 vittime e numerosi feriti) e si limitò alla vendita di polvere pirica e zolfo per contrastare la ormai diffusissima infestazione dei vigneti.
Otto anni dopo, nel 1892, Bonzani, in società con Bocconi, aprirà a Boceda, in comune di Mulazzo,“una grossa fabbrica dinamitificio e altri esplodenti”. Era un podere disposto tra la confluenza del torrente Geriola nella Magra ed il ponte di collegamento con Villafranca, dove nei pressi della stazione ferroviaria il francese Barbier aveva insediato una fabbrica di acidi che verranno utilizzati proprio a Boceda per la stabilizzazione della dinamite.
La presenza degli investitori francesi a Villafranca e Mulazzo si comprende nel contesto della politica economica italiana che, nel 1869, liberalizzò la produzione di esplosivi, a fronte del pagamento di una tassa di fabbricazione.

L’avvocato Vittorio Carloni, possidente di Mulazzo e figlio di quel Pietro Carloni agente della duchessa di Galliera che già da qualche anno pagava alla Camera di Commercio una tassa per l’utilizzo della sorgente minerale salata di Bergondola, fu il grande sfortunato oppositore all’insediamento di Boceda.
In un periodico significativamente titolato “La nostra Pelle” nel 1913 scriveva: “In un periodo di grandi opere ferroviarie e trafori, e nella corsa agli armamenti lo stato alza i dazi per favorire le imprese italiane contro le società estere, così alla società francese di Parigi, che vede interdetta l’esportazione di prodotti in Italia conviene aprire lo stabilimento in Boceda. Se fosse mantenuto il monopolio dello Stato ci potremo anche rassegnarci a questa molesta vicinanza, come ad una servitù militare imposta nell’interesse della collettività, ma ci ribelliamo ad una servitù impostaci a favorire una banda di privati speculatori stranieri”.
Contro il monopolio della fabbricazione della polvere pirica, che si era riproposto nel 1895, si era espressa anche la nostra Camera di Commercio, probabilmente anche per gli interessi legati al grande uso di polveri per mine che si faceva nelle cave di marmo.
In questo clima la ditta Bocconi e Bonzani di Pontremoli fece un’operazione pubblicitaria, registrando alla Camera di Commercio tre marchi di fabbrica che significativamente evocano nei nomi la caccia e le grandi opere ferroviarie, tra le quali la galleria del Gottardo, inaugurata nel 1882.

“Avendo fatto le opportune pratiche per conseguire l’uso esclusivo di tre distinti marchi di fabbrica per confezionamento ed imballaggio delle polveri piriche di sua fabbricazione, ha ottenuto dal Ministero Agricoltura Industria e Commercio i relativi attestati di trascrizione concernenti i tre segni distintivi designati colle parole: Starna – Cacciatore Cervo – Gottardo”.
Nel 1924, oltre a Boceda e Pallerone, un altro polverificio di notevole importanza era presente in Lunigiana, a Soliera: si trattava della Società Apuana Prodotti Esplodenti (S.A.P.E.S) della quale l’archivio camerale conserva un esposto contro la eccessiva fiscalità dei controlli che ostacola la produzione di polvere per le cosiddette “mine con polvere da mezzo”: “il signor ispettore di finanza presso il nostro polverificio è talmente meticoloso, scrupoloso e noioso che non permette neppure quella quantità di grana più fine consentita e ammessa; anzi spinge la sua meticolosità a tale estremi da destare sorpresa e meraviglia nei nostri colleghi fabbricanti, compreso e non ultimo il cav. Magrini della Società Italiana Prodotti Esplodenti il quale si ripromise spontaneamente di parlarne a Roma”
Non conosciamo l’esito di questa lamentela, ma la vigilanza doveva essere intransigente, perché la questione della sicurezza delle fabbriche di esplosive era prioritaria: gli incidenti a Boceda e Pallerone furono diversi e molto gravi, con morti, feriti e danni alle cose.
La polemica dell’avvocato Carloni, che giustamente notava come l’insediamento di Boceda fosse troppo vicino ai centri abitati, fu scambiata per la difesa di interessi personali, visto che lui aveva casa nei pressi dello stabilimento, dove pure sgorgava quella sorgente di acqua salata che cercava di commercializzare.
Tuttavia, anche alla luce dei fatti che sono accaduti trent’anni dopo la pubblicazione della rivista, al Carloni si deve quantomeno riconoscere d’essere stato profeta delle sventure che Boceda avrebbe portato con le esplosioni, i bombardamenti di Villafranca e i numerosi incidenti.
Riccardo Boggi



