Riflessioni sulla “Dilexit te”, l’esortazione di Papa Leone XIV – capitolo quarto
Il capitolo IV dell’Esortazione Apostolica Dilexi Te presenta tre tematiche: il secolo della Dottrina Sociale della Chiesa, dove vengono presi in esame i documenti magisteriali; le “Strutture di peccato che creano povertà e disuguaglianze estreme”; la terza parte intitolata “I poveri come soggetti”
Il capitolo inizia con queste parole: “L’accelerazione delle trasformazioni tecnologiche e sociali degli ultimi due secoli, piena di tragiche contraddizioni, non è stata solo subita, ma anche affrontata e pensata dai poveri”. Questo fa pensare che non solo oggi, ma anche il passato ha vissuto profondi cambiamenti. Intorno agli anni ‘60 del secolo scorso il teologo francese Jean Leclerq scriveva che “le cose si sono trasformate in questi ultimi cinquant’anni, più che durante millenni”.
Affermazione che descrive il periodo storico che va dal Concilio Vaticano I al Vaticano II, quello di un’umanità che ha celebrato i lumi, ma che poi ha conosciuto totalitarismi, rivoluzioni e due guerre mondiali, con milioni di morti.
All’epoca del Concilio, 1962-1965, il mondo si trovava alle prese con le tensioni della guerra fredda, della corsa agli armamenti e dell’incubo atomico, ma nello stesso tempo crollarono i regimi coloniali, si diffuse la democrazia, vennero riconosciuti, almeno a livello di principio, i diritti umani.

Il sistema economico ebbe una ripresa che fece dimenticare in fretta i drammi delle guerre ma l’alto tenore di vita non riguarda due terzi dell’umanità. È lungo questo percorso di grandi cambiamenti che si è consolidato, almeno in ambito dottrinale, il rapporto preferenziale della Chiesa con i poveri e la relazione tra amore per il prossimo e bene comune.
La seconda parte del capitolo parla di “strutture di peccato” che creano povertà e diseguaglianza estrema.
Leone XIV si riallaccia ai documenti delle conferenze episcopali latino-americane: la povertà di tanti invoca giustizia, solidarietà, testimonianza perchè si compia la missione salvifica di Cristo. La Chiesa, se vuole essere missionaria, deve non solo condividere la condizione dei poveri, ma mettersi al loro fianco e impegnarsi per la loro promozione.

Quello di Leone XIV è un invito alla carità, la cui più alta forma è la politica, capace di riconoscere le strutture di ingiustizia e distruggerle con la forza del bene, con il cambiamento di mentalità, con l’aiuto delle scienze e della tecnica e con lo sviluppo di politiche efficaci.
In questo contesto i poveri vanno considerati come soggetti dai quali lasciarsi evangelizzare. Le comunità emarginate sono soggetti capaci di creare una propria cultura, più che come oggetti di beneficenza.
L’esperienza stessa della povertà dà loro la capacità di riconoscere aspetti della realtà che altri non riescono a vedere, per questo la società ha bisogno di ascoltarli. L’opzione per i poveri non può prescindere dal riconoscere la loro dignità e il valore della loro cultura. Solo a partire da questa loro attenzione, da questa vicinanza possono essere accompagnati nel loro cammino di liberazione.
don Francesco Sordi



