Un uomo ricco senza nome

Domenica 28 settembre – XXVI del Tempo Ordinario
(Am 6,1a.4-7; 1Tm 6,11-16; Lc 16,19-31)

Il ricco di cui parla il vangelo non è una persona cattiva, è un uomo che come tanti altri ha ricevuto molti beni nella sua vita e se li gode senza fare danno a nessuno.
1. Un uomo ricco con vestiti finissimi e amante della buona cucina. Nel curare solo i propri interessi questo tale si scava attorno un abisso di egoismo e la sua disattenzione verso il prossimo gli impedisce di vedere le misere condizioni di chi gli sta alla porta.
Forse entrando o uscendo di casa ha visto Lazzaro che chiedeva qualcosa, ma avrà pensato: Non è certamente colpa mia se lui è ridotto così; si dia una mossa, faccia qualcosa, vada a lavorare, o almeno stia a casa sua e non venga davanti alla mia porta. Il comportamento di questo ricco è la realizzazione visiva di quanto dice il salmo: “Nella prosperità l’uomo non comprende, è simile alle bestie che muoiono” (Sal 49,21).
2. Un povero di nome Lazzaro. Il povero ha una fisionomia definita e un nome con il quale, anche se è un personaggio fittizio della parabola, viene evocato nella celebrazione funebre di commiato: “E con Lazzaro povero in terra tu possa godere i beni eterni del cielo”. Facendo l’applicazione morale alla nostra persona, dovremmo chiederci: Quale è la nostra attenzione alle persone che incontriamo? Nelle nostre comunità chi sono i poveri oggi? Sono coloro che non hanno pane, oppure c’è anche una povertà culturale, educativa e religiosa di fronte alla quale come Chiesa non possiamo rimanere indifferenti? Ci basta incrementare l’industria dell’accattonaggio per sentirci tranquilli in coscienza, o possiamo fare qualcosa di diverso?
Purtroppo se aiutiamo un povero, siamo ritenuti benefattori; se ci chiediamo perché il povero è così, diventiamo contestatori, ma essere attenti ai poveri non significa solo dedicarsi alle attività di soccorso materiale. È giocoforza prima di tutto fare opera di intelligenza e chiederci con amore e con un sentimento di profondo rispetto per gli uomini, qual è il miglior bene che noi possiamo offrire loro, non solo nella vita temporale ma anche in quella spirituale.
3. Tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali. Tutti nelle persone e nelle cose abbiamo ricevuto molti beni, materiali, culturali, sociali, religiosi: facciamone buon uso sempre ringraziando Dio per quello che abbiamo. Non diventiamo schiavi della pubblicità, la quale crea i bisogni e non li soddisfa, perché nulla oggi è diventato più necessario di quello che è superfluo.
In altri tempi non esisteva neppure la minima parte di quello che abbiamo oggi, era una fatica già il mettere insieme pranzo e cena, eppure le persone non si ritenevano povere, tanto meno se ne vantavano.
L’ideale della povertà è un nobile sentimento che piace molto a chi è nato ricco. Qualcuno che ama vestirsi da straccione gioca a “fare il povero”, ma questo è un hobby che tenta particolarmente coloro che hanno il guardaroba ben fornito.

† Alberto