I 500 anni della chiesa e del convento di San Francesco a Villafranca

Fu il marchese Bartolomeo Malaspina a donare nel 1525 un terreno ai frati francescani per costruirvi i nuovi edifici. Una presenza diffusa in tutto il territorio della Lunigiana

La chiesa e il convento di San Francesco a Villafranca nel corso dei lavori di ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale

Il convento e la chiesa di San Francesco a Villafranca compiono 500 anni: mentre fra un anno, il 3 ottobre 2026, celebreremo l’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi, questo anniversario è l’occasione per ricordare la presenza dei Francescani nel territorio villafranchese.
Secondo la ricostruzione storica, infatti, fu il marchese Bartolomeo Malaspina a donare un terreno ai frati (“a circa 400 passi da Villafranca e altrettanti dalla Magra”) perché vi costruissero una chiesa e un convento. Come spiega anche lo storico Eugenio Branchi nella “Storia della Lunigiana Feudale”, il marchese “[…] nel 1525 eresse ampio e sontuoso convento e fabbricò la chiesa di S. Francesco ai frati zoccolanti […]”.

Pianta di Villafranca del 1766 (particolare): è un’opera che ben rappresenta la maturità del cartografo nella rappresentazione del paesaggio. Al centro il borgo, a destra chiesa e convento di San Francesco. (Archivio di Stato di Firenze)

I Francescani a Villafranca erano presenti già da qualche tempo: sempre il Branchi ricorda infatti come fosse stata la marchesa Bianca Malaspina, madre di Bartolomeo, ad aver introdotto nel 1511 “[…] in Villafranca i Frati dell’Osservanza di S. Francesco […]”.
Inoltre c’è una flebile traccia della presenza dei Francescani in questa parte della Lunigiana fin dal secolo precedente. È dunque probabile che l’Ordine, prima di costruire il nuovo complesso che oggi vediamo nella ristrutturazione novecentesca seguita alla distruzione della Seconda Guerra Mondiale, fossero qui in un altro luogo, probabilmente nel borgo medievale di Villafranca.

Il convento di San Francesco a Villafranca

Ancora il Branchi segnala la notizia di un testamento che farebbe retrocedere la presenza almeno al 1509 quando un tale Domenico Rossi disponeva il lascito di un cero al convento di S. Francesco; inoltre nel 1513 un altro Rossi, Nicolò, ordinava che il suo corpo fosse sepolto nella chiesa di San Francesco, forse un edificio precedente a quello che conosciamo.
Certa, comunque, è l’ampia diffusione dell’Ordine in tutta la Lunigiana nei primi anni del Cinquecento: se a Pontremoli i Francescani si erano organizzati già fin dal XIII secolo, a Fivizzano, Villafranca e anche a Castevoli si registra l’esistenza di conventi nei due secoli successivi.

La facciata della chiesa di San Francesco all’inizio del Novecento

Forse – come scrive padre Vigilio Bianchi, dei frati minori – “ad un nuovo fiorire di vita francescana dette probabilmente impulso il grande Bernardino da Siena che attraversò la Lunigiana e infiammò gli animi con la sua santità e con la sua parola ardente e riformatrice di vita spirituale e civica”. Il frate senese (1380-1444) nei primi anni del Quattrocento avrebbe infatti predicato a Pontremoli “con gran frutto”, come ebbe modo di scrivere il Cappuccino Bernardino Campi.
Anche a Filattiera esisteva un oratorio intitolato a San Francesco, eretto nel 1568 ma oggi non più esistente, curato dalla Confraternita del Corpo di Cristo dove, una volta al mese, proprio i frati minori di Villafranca celebravano la S. Messa.
Ancora più radicata la presenza dei Francescani a Castevoli: qui nel 1600 iniziarono i lavori per la costruzione di una nuova chiesa e di un nuovo convento, intitolato a San Bernardino, dove i frati si stabilirono intorno al 1604.
Tornando al complesso di San Francesco in Villafranca, già nel 1526 erano pronti “la chiesa ampia e magnifica con cappelle e coro e il convento capace di contenere 18 religiosi”.
Nel corso di cinque secoli di storia sono state numerose le vicissitudini che hanno riguardato questa straordinaria realtà, compresa la soppressione voluta nel 1805 dalla principessa di Lucca Elisa Bonaparte Baciocchi, sorella minore di Napoleone. Il convento venne riaperto undici anni dopo con la presenza di una decina di frati che vi rimasero, tra alterne vicende, fino al 1889.

I lavori di ricostruzione della chiesa dopo la Seconda Guerra Mondiale

Gli anni più drammatici sono stati quelli recenti della prima metà del Novecento, ad iniziare dai danni del terremoto del settembre 1920 e dall’abbandono. Ci volle oltre un decennio per il ripristino della chiesa e nel 1932 i Francescani tornarono per qualche tempo nel convento. Poi gli eventi della Seconda Guerra Mondiale hanno portato distruzione e rovina.
A Villafranca il bombardamento del luglio 1944, diretto sulla stazione ferroviaria e gli stabilimenti industriali vicini, colpì sia la chiesa che il convento. Dopo l’esplosione delle bombe sganciate dagli aerei degli Alleati, gli edifici si presentavano semidistrutti, all’apparenza irrecuperabili: il chiostro sventrato si apriva alla vista dalla strada, la chiesa in gran parte crollata con gravi danni anche alle opere d’arte conservate.
Ben poco era rimasto in piedi e sarebbero trascorsi lunghi anni prima della ricostruzione che ha restituito un aspetto il più vicino possibile a quello originario.

Paolo Bissoli