La tregua concessa dal copione meteo di settembre non ha avuto lunga durata, ma per cinque giorni si è mostrata davvero sincera.
Pur con le giornate ormai accorciatesi rispetto a quelle estive, si è potuto riassaporare lo svolgersi rassicurante del tempo stabile da mane a sera, il che mancava dall’immediato dopo Ferragosto: dal 18-19 del mese scorso, infatti, la prevalenza di tempo variabile con punte acute di instabilità si era protratta fino a metà settembre con rari intermezzi di bello, mai in grado di resistere più di 24-48 ore.
Dal 17 al 21, invece, il cielo si è mantenuto quasi del tutto sgombro di nubi, se si eccettua qualche tenue pennellata cirriforme, minime comparse di cumulus humilis e i primi altocumuli – sentinelle del peggioramento di lunedì 22 – avvistati solo dal tardo pomeriggio di domenica.
Si dice che settembre difficilmente delude sotto il profilo atmosferico e che il colore del suo cielo azzurro è forse il più profondo di tutto l’anno: non si vuole difendere a spada tratta tale credenza, ma il passaggio dall’estate all’autunno che avviene nel mese della vendemmia ha un fascino tutto particolare.
Persino nelle sue edizioni più capricciose, instabili, addirittura segnate da eventi alluvionali, settembre riesce a tirare fuori dal cilindro giornate che sembrano da ‘principio della creazione’, con un’atmosfera come nuova, dove il profilo dei monti all’orizzonte appare quasi ritagliato e messo lì a dare spettacolo.
Se poi è di ‘luna buona’, può arrivare a snocciolare una serie di giorni limpidi e di sole sfolgorante da fare invidia al cuore dell’estate e, in aggiunta, con un assetto termico decisamente più moderato e gradevole rispetto al caldo talora esuberante di luglio e agosto.
Tornando alla cronaca, nei cinque giorni suddetti, le temperature minime si sono assestate su valori consoni alla stagione; le temperature massime, a motivo della riscossa anticiclonica azzorriano-nordafricana, si sono invece portate a livelli ben superiori alla norma, il cui culmine è stato toccato venerdì 19.
Il fondovalle ha sperimentato punte pomeridiane prossime o di poco oltre i 30°C nei tre giorni dal 18 al 20; venerdì 19, evidentemente , un locale effetto favonico e l’indecisione del regime di brezza hanno reso possibile un singolare picco di breve durata fino a ben 33°C nel bacino di Villafranca-Filattiera: presso la stazione di Villafranca-Ghiaione, infatti, il termometro è salito fino a 33,4°C alle ore 16:55, un dato notevole a soli tre giorni dall’equinozio d’autunno.
Il passaggio astronomico di stagione, scoccato nella serata di lunedì 22, è stato preceduto nelle ore del mattino dal transito del sistema perturbato rivelatosi pesante per alcune aree tra Liguria e basso Piemonte, del Milanese e del Comasco e poi in Maremma. Non ha infierito, fortunatamente, né sulla Lunigiana né lungo la costa apuana, anche se non sono mancate punte di nubifragio qua e là.
Gli apporti maggiori (65-85 mm) sono stati appannaggio dei rilievi di Zeri e dell’alto Pontremolese verso la Cisa, nonché delle alte valli apuane sia interne che a monte di Massa e di Carrara, qui fino a 50-60 mm. Pontremoli ha ricevuto 35-40 mm, Villafranca 12 e Gragnola 9. La fascia compresa tra Aulla, Licciana e Fivizzano è risultata quella meno irrorata dai fenomeni (5-10 mm).
a cura di Maurizio Ratti, Mauro Olivieri e Giovan Battista Mazzoni



