Quelle campane che avviano processi

L’iniziativa “Disertiamo il silenzio, Gaza muore di fame”, domenica sera ha ottenuto un successo inaspettato. La manifestazione, nata dal basso e priva di battage mediatico, diffusasi attraverso il tam tam delle reti social, ha fatto suonare a distesa in migliaia di luoghi in Italia campane, sirene, fischietti, coperchi, per dare voce alla denuncia della società civile e di tanti enti locali della tragedia umanitaria che da quasi 22 mesi è in corso in Palestina.

La volontà di dare voce al desiderio di pace e di giustizia per la popolazione palestinese oppressa ha riunito un movimento di opinione imponente, in grandi centri urbani come in piccoli comuni.

Le campane di tante chiese, che per secoli chiamavano ai riti religiosi ma al contempo scandivano i ritmi e i tempi della vita civile delle comunità, hanno radunato credenti di diverse religioni e non credenti, uniti nel riaffermare la dignità e il primato della persona umana al di là di ogni differenza. L’iniziativa ha avuto un successo inaspettato anche nel nostro territorio. All’unisono hanno suonato le campane della Cattedrale di Massa, della Concattedrale di Pontremoli e del Duomo di Carrara.

Ma contemporaneamente tante persone sono state richiamate dal suono delle campane di decine di parrocchie più o meno piccole – elencarle tutte sarebbe impossibile – dalle periferie dei comuni apuani alle frazioni lunigianesi, in qualche caso interrompendo sagre o eventi culturali. Il merito indiscutibile della riuscita dell’iniziativa è, nella nostra provincia, del vescovo fra’ Mario Vaccari. Timidezze, diffidenze e anche una certa indifferenza che nei giorni antecedenti serpeggiavano tra preti e fedeli, sono stati rimossi dal suo invito pubblico ad aderire all’iniziativa perché per Gaza “non c’è più tempo”.

L’iniziativa di mons. Vaccari è stata una catechesi: le sorti dell’uomo di oggi, specialmente di chi soffre, sono al centro del messaggio di salvezza da proporre a tutti; «perciò la comunità dei cristiani – per usare le parole del Concilio – si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia». Steccati ideologici o povertà culturali rendono spesso questo insegnamento non scontato. Ma l’invito del Vescovo è stato punto di riferimento anche per molti non appartenenti alla comunità cristiana, che si sono uniti ai credenti nei sagrati per dare forza alla richiesta di pace e di umanità, valori universali la cui condivisione dovrebbe andare oltre le differenze di credo. È il segno di una Chiesa diocesana che, come più volte invocato da Papa Francesco, vuole avviare processi e non occupare spazi di potere, privilegiando le azioni che generano dinamiche nuove, leggendo i segni dei tempi con gli occhi della fede, adottando la pazienza e l’attesa necessarie affinché ciò venga compreso da tutti.

Davide Tondani