Domenica 3 agosto – XVIII del Tempo Ordinario
(Qoe 1,2; 2,21-23; Col 3,1-5.9-11; Lc 12,13-21)
La domanda di uno della folla offre a Gesù l’occasione per un discorso sui beni veramente importanti.
1. Di’ a mio fratello che divida con me l’eredità. Al tempo di Gesù, come oggi e come sempre, l’eredità è causa di discordia, anche nelle famiglie ritenute migliori. Il patrimonio si divide tra gli eredi e il patrimonio divide gli eredi. Quando non c’è eredità da dividere, tutto sta tranquillo, ma quando ci sono anche pochi beni, frutto di sudore, nascono complicazioni infinite e spesso si creano fratture che durano per generazioni.
La sapienza evangelica si colloca su un piano diverso, e le “beatitudini” proposte da Gesù non sono fondate sul possesso di beni materiali. Quando il patriarca Abramo si lamenta con Dio dicendo: “Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco”, il Signore lo conduce fuori e gli dice: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle; tale sarà la tua discendenza”. Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia (Gen 15,1-6).
2. Cercate le cose di lassù. All’invito di Gesù di “tenersi lontano da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede”, fa seguito l’invito pasquale di San Paolo ascoltato nella seconda lettura: “Cercare le cose di lassù”.
Papa Francesco il 10 novembre 2015 nel duomo di Firenze con una immagine visiva disse: “Guardando questa cupola siamo attratti verso l’alto. Nella luce di Cristo Giudice di misericordia le nostre ginocchia si piegano in adorazione, e le nostre mani e i nostri piedi si rinvigoriscono. È la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato”.
3. Arricchirsi presso Dio. L’aspirazione verso Dio non è fuga dal mondo, ma ricerca di serie motivazioni di comportamento, perché il messaggio cristiano propone un tipo di vita perfetta secondo il modello di Dio: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48).
La mentalità del mondo crede nel profitto materiale e nella tecnica, dimenticando il valore dei beni dello spirito e dei legami umani in genere. Eppure sono i valori dello spirito che danno senso, motivazione, fortezza, aiuto per vivere una vita serena. Si potrebbe fare un paragone, che non è irriverente ma calzante, tra il sentire la presenza di Dio nella propria vita e nel mondo, e l’apprendimento non orientato ad alcuno scopo pratico.
È questo apprendimento teorico che fa maturare il soggetto, mentre l’apprendimento solo utilitario non forma le persone e non offre loro motivazioni di impegno. La contemplazione estetica, il pensiero critico, lo studio della storia, dell’arte e della letteratura non sono cose astratte, formano la coscienza della persona e offrono a ciascuno motivazioni di coinvolgimento nella vita della società.
† Alberto



