Una Chiesa che costruisce ponti
Papa Leone XIV si affaccia dalla loggia centrale di San Pietro (Foto Vatican Media/SIR)

“La pace sia con tutti voi”. Sono le prime parole di Papa Leone XIV. Giungono a pochi giorni da quel messaggio “Urbi et Orbi” inviato da papa Francesco nel quale invocava la pace per le tante guerre sparse per il mondo. La stessa parole (pace, ma anche dialogo e ponti) è risuonata nel primo saluto del nuovo pontefice.

Oggi molti, soprattutto non credenti o cattolici tradizionalisti, si affannano nel cercare i segni della discontinuità. Dimenticando che ogni papa donato dallo Spirito Santo ha una sua personalità e vive nel suo tempo con problematiche sia ecclesiali che politico sociali diverse. Ma ci sono continuità che non possono essere ignorate. Il primo discorso non è a braccio, è scritto. Significa che racchiude in sé un programma, se pure approssimativo, di pontificato. Egli sottolinea che la pace “è la pace di Cristo, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, che ci ama tutti e incondizionatamente”.

Leone XIV in preghiera a Santa Maria Maggiore davanti alla tomba di Papa Francesco (Foto Vatican Media/SIR)

Essa riguarda l’intimo delle persone, ma anche la concordia dei popoli. “Dobbiamo cercare insieme come essere una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce ponti di dialogo, sempre aperta a ricercare tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo, dell’amore”. “Vogliamo essere una chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, che cerca sempre la pace, cerca sempre la carità, cerca sempre di essere vicina a tutti, specialmente a coloro che soffrono”. “Sono un figlio di Sant’Agostino – agostiniano – che ha detto: ‘Con voi sono cristiano e per voi sono vescovo’” e il motto nel suo stemma: “In Illo uno unum”, “In Colui che è Uno, siamo uno”.

La prima apparizione di Papa Leone XIV dalla loggia centrale di San Pietro (Foto Vatican Media/SIR)
La prima apparizione di Papa Leone XIV dalla loggia centrale di San Pietro (Foto Vatican Media/SIR)

In quel primo momento di incontro col popolo di Dio, ha salutato in spagnolo coloro che fino alla nomina cardinalizia lo hanno accompagnato nella sua missione in Perù. Ha voluto ricordare il suo amore per quella gente e quindi il suo amore per gli ultimi. Un Paese in cui 16,6 milioni di persone, sono in una fascia “moderatamente insicura” dal punto di vista alimentare e più del 20% della nazione, ovvero 6,8 milioni di persone, rimane senza cibo per un’intera giornata o addirittura per più giorni. è questa la gente che a cavallo il vescovo Prevost andava a visitare, la gente con la quale a condiviso gran parte della sua missione sacerdotale.

Ha conosciuto l’odore delle pecore, non la ha dimenticato e tutto induce a pensare che non lo dimenticherà. Se proprio si vogliono cercare segni della sua azione, forse sono racchiusi nella croce pettorale indossata il giorno della sua elezione. Al suo interno si trovano oltre a un frammento delle ossa di Sant’Agostino, altre quattro reliquie: di Santa Monica, di San Tommaso da Villanova, del beato Anselmo Polanco e del venerabile Giuseppe Bartolomeo Menochio, personaggi che incarnano fedeltà, riforma, servizio e martirio. La preghiera incessante della madre, un promotore delle missioni nel Nuovo Mondo nel 1500, un martire della rivoluzione spagnola e l’unico vescovo in Italia che non ha voluto giurare fedeltà a Napoleone. Tutto fa’ pensare che non sarà facile incasellarlo nelle solite stucchevoli e banali categorie.

Giovanni Barbieri