Scuola Media Unificata: un passo avanti  significativo nel  diritto all’istruzione

Nasceva sessant’anni fa con la legge del dicembre 1962

Foto: Archivio Storico Indire

Con la legge 31 dicembre 1962, n. 1859 veniva istituita nel nostro Paese la Scuola Media Unica, rispondente alle mutate condizioni della società italiana che in quegli anni era caratterizzata da un diffuso sviluppo industriale. Con questa legge vennero soppresse le scuole statali di avviamento professionale, alle quali accedevano i figli delle classi lavoratrici e le scuole medie inferiori, riservate ai figli della borghesia per la frequenza delle quali era previsto un esame di ammissione.
La struttura e i programmi della scuola media unica, obbligatoria, gratuita e secondaria di primo grado, facevano riferimento all’art. 34 della Costituzione italiana, che prevedeva l’obbligo scolastico per otto anni, ma intendevano anche soddisfare l’esigenza di porre tutti i cittadini sullo stesso piano di libertà e di uguaglianza, con una istruzione gratuita a completamento del ciclo di studi elementari. In realtà, l’obbligo scolastico fino ai 14 anni era già stato sancito dalla riforma Gentile del 1923, ma si trattava più di una dichiarazione di principio che di una effettiva messa in pratica, come invece accadrà con la legge del ’62, che imponeva a tutti i comuni di istituire la scuola media unificata.
L’art. 1 della legge sopra ricordata tratta dei fini e della durata della scuola precisando che “in attuazione dell’art. 34 della Costituzione, l‘istruzione obbligatoria successiva a quella elementare è impartita gratuitamente nella scuola media che ha la durata di tre anni ed è scuola secondaria di primo grado. La scuola media concorre a promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla Costituzione e favorisce l’orientamento dei giovani ai fini della scelta della scuola successiva”.
Nella nuova scuola media le Applicazioni tecniche e l’Educazione musicale erano materie obbligatorie nella prima classe, mentre nelle classi successive diventavano facoltative. Nella seconda classe l’insegnamento dell’italiano veniva integrato da elementari conoscenze del latino che, come materia autonoma, ma facoltativa, si iniziava nella terza classe. I programmi di insegnamento per la nuova scuola media unica furono varati nel 1963, per essere poi sostituiti da quelli del 1979.
Una legge successiva – la n. 348 del 16 giugno 1977 – perfezionò il processo di unificazione dei due tipi di scuola secondaria preesistenti con l’abolizione del latino al terzo anno, il rafforzamento dell’insegnamento scientifico, l’estensione obbligatoria a tutto il ciclo dell’Educazione tecnica e musicale, l’abolizione delle classi differenziali e l’inserimento dei soggetti portatori di handicap nelle classi comuni, tematica che sarà ripresa e approfondita dalla legge n. 517 del 4 agosto 1977.
Una interessante proposta, riferita alla scuola media, fu quella voluta dal ministro Luigi Berlinguer che, con la legge 30 del 10 febbraio 2000, intese riformare in modo radicale la scuola dell’obbligo. L’art. 3 di questa legge puntualizzava che la scuola di base ha la durata di sette anni ed è caratterizzata da un percorso educativo unitario e articolato in rapporto alle esigenze di sviluppo degli alunni e si raccorda da un lato alla scuola dell’infanzia e dall’altro alla scuola secondaria.
Tale legge, già approvata dal Parlamento italiano, prevedeva dunque una scuola di base di sette anni anziché di otto per consentire agli studenti di poter anticipare di un anno il compimento degli studi universitari, ma la legge fu abrogata, col primo governo Berlusconi, dalla legge n.53 del 28 marzo 2003, ministro dell’istruzione Letizia Moratti.
Venivano così a vanificarsi non soltanto la possibilità per gli studenti di uscire un anno prima dall’Università (e a poco è servita l’istituzione delle cosiddette “lauree brevi” di durata triennale), ma anche quei principi pedagogici di continuità educativo-didattica, ben sottolineati dalla riforma Berlinguer, che neppure l’istituzione degli Istituti Comprensivi, avviata negli anni duemila, ha saputo garantire.

Angelo Ferdani

L’esperienza di chi può dire: “io c’ero” come docente. La testimonianza di Gianpiero Bertoni

“La legge che portò alla istituzione della Scuola Media Unificata fu una tappa fondamentale nel percorso di attuazione del principio costituzionale delle ‘pari opportunità’”. A ricordarlo è il preside Gianpiero Bertoni, il quale sottolinea anche il fatto che “per favorire l’adempimento dell’obbligo scolastico a 14 anni, con il nuovo ordinamento fu abolito il corso triennale di “Avviamento al lavoro”, che prevedeva l’insegnamento di nozioni di agricoltura per i maschi e di cucito e cucina per le femmine”. Altro provvedimento importante fu l’abolizione dell’esame di ammissione, che segnava una prima divisione tra i cittadini in base al censo delle famiglie d’origine: “il figlio del dottore era destinato alla Scuola Media, mentre il figlio del contadino, di solito, veniva indirizzato all’Avviamento”.
Tra la meraviglia di tutti, furono le sedi scolastiche ad essere avvicinate ai luoghi di residenza perché con il 1° ottobre 1962 in tutti i comuni furono aperti plessi di Scuola Media Unificata. In Lunigiana, per esempio, non furono più solo Pontremoli, Villafranca, Aulla e Fivizzano ad offrire questo grado di istruzione: ad essi si affiancarono tutti gli altri capoluoghi di comune, anche quelli considerati i “più piccoli” e lontani dai centri maggiori.
La testimonianza di Bertoni è significativa perché – nonostante fosse ancora studente universitario, sia pure vicino alla laurea – come avvenne per tanti suoi coetanei, all’inizio dell’anno scolastico 1962-1963 fu chiamato ad insegnare nella neonata Scuola Media Unificata; nel suo caso, Matematica e Osservazioni scientifiche a Zeri. Sarebbe più esatto dire “a Coloretta” perché a quel tempo la popolazione presente nei nostri comuni era ben più numerosa di oggi e Zeri poteva “permettersi” ben due sezioni, quella sopra citata e un’altra con sede a Patigno, entrambe con più di 20 alunni iscritti e frequentanti: il confronto con l’oggi risulterebbe impietoso.
“Nonostante l’assoluta novità di quanto stava accadendo, ricorda Bertoni, ci fu una grande collaborazione tra Amministrazione, famiglie e docenti. Da parte di questi ultimi, ‘buttati in campo’ senza alcuna preparazione specifica, ci fu anche una importante attività di contatti con i genitori, soprattutto dei ragazzi e ragazze che erano fuori dalla scuola da due o tre anni, per convincerli che i loro figli, anche se avessero dovuto continuare a restare nei paesi, sarebbero stati meglio con un livello di istruzione superiore alla quinta elementare”. In tal modo ‘si fecero le ossa’ sia gli insegnanti che gli alunni, sostenuti dall’entusiasmo derivante dalla novità. Anche le nuove materie come Osservazioni scientifiche, Applicazioni tecniche, Educazione musicale, Educazione civica furono bene accolte e contribuirono a rendere più accattivanti i nuovi programmi di studi.
Nell’esperienza del prof. Bertoni ha rilievo anche la considerazione di quanto la diffusione della Scuola Media Unificata nei comuni con tante frazioni lontane tra loro abbia contribuito ad una maggiore conoscenza reciproca tra i futuri cittadini adulti: “Qualche frizione, all’inizio, ci fu tra i ragazzi delle diverse frazioni ma poi la frequentazione quotidiana riuscì a smussare gli spigoli e prevalse la buona convivenza”. Tre anni scolastici vissuti nelle valli di Zeri mettono Bertoni nella condizione di poter esprimere questo giudizio positivo su di un’esperienza che è coincisa con l’inizio della sua carriera di docente. (Antonio Ricci)