Chi espierà la strage degli innocenti?

Tombe di migranti nel cimitero di Lampedusa (foto ANSA/SIR)

Estrema catastrofe è la morte di bambini, l’età stessa li fa innocenti, sono le vittime sacrificali di una società precipitata con un’accelerazione imprevedibile in una radicale crisi: valori etici, leggi, contratti sociali quasi non valgono più, soprafatti da cinico individualismo. La globalizzazione aveva fatto sperare in più giusto tenore di vita per tutti, invece pochissimi hanno accumulato una ricchezza mostruosa sfruttando miliardi di persone fino a ridurle a morte sicura. Non rimane che tentare l’esilio verso l’Europa, responsabile di avere nel suo passato coloniale depredato altri paesi delle materie prime necessarie alla sua rivoluzione industriale.
L’impoverimento di un numero sempre più grande di persone ha obbligato molti con l’audacia della disperazione a partire per non morire. Sempre ci sono state le migrazioni, ma non nei numeri e nella tragicità del nostro presente. L’aspetto estremo di coraggio della disperazione è la partenza di donne incinte, di mamme che portano in braccio i loro piccoli, di altre che inviano da soli i figli minorenni. Lampedusa, gioiello della natura, sta come un guado nel mare per portare i migranti dal nord dell’Africa in Europa, lo fa da tempo con impegno solidale, eroico e in qualche caso vergognosamente contrastato dai politici.
Di contro all’antica e universale legge del soccorso in mare, che mai a nessuno dovrebbe essere negato, governi e alcune forze politiche per settimane anche di recente hanno vietato gli sbarchi, tirando in ballo complesse e sottaciute ideologie sovraniste ostili all’accoglienza di migranti. La questione migratoria è una pietra d’inciampo per l’Unione Europea, che non è ancora arrivata a organizzare l’accoglienza tutti insieme e lascia l’Italia e gli altri paesi del sud mediterraneo ad affrontarla da soli.
Certamente anche nell’ora cupa delle tragedie risplende qualcosa che salva: sono i volontari e anche uomini e istituzioni che, nonostante tutto, portano aiuto. Dalle immagini della cronaca dei nuovi naufragi di questi giorni è sempre sconvolgente lo sgomento dei soccorritori quando portano a terra i teneri corpi di neonati, danno notizia di bimbi strappati alla vita e precipitati nell’abisso del mare.
Nei naufragi dei primi giorni di dicembre i bimbi morti sono due fratellini della Costa d’Avorio, uno di tre mesi e l’altro di sei anni, una bimba di sei mesi è morta nell’hotspot di Lampedusa, altri bambini potrebbero essere dispersi. Fra i salvati dalla Guardia di finanza e dalle ong una cinquantina sono minori anche non accompagnati. Non è più sopportabile tanta disperazione e tanta morte di innocenti, non più “l’urlo nero” delle loro madri. Noi cittadini europei vogliamo che siano garantite vie legali e sicure per l’ingresso in Europa dei dannati ovunque a causa di guerra e miseria.

Maria Luisa SImoncelli

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