Dalle elezioni una svolta che segnerà la vita dell’Italia per i prossimi anni

Ci sono chiaramente vincitori e vinti. La prima sconfitta è la politica: ha votato solo il 63,91% (72,94 nel 2018). Il centrodestra è risultato largamente vincitore ottenendo il 44% sia alla Camera che al Senato, dove ha una netta maggioranza. La sua leader, Giorgia Meloni, si appresta a riceve l’incarico per formare il nuovo governo. Se FdI è di gran lunga il primo partito, PD e Lega sono i grandi sconfitti

Giorgia Meloni festeggia il risultato elettorale (Agenzia DIRE)

Se si volesse drammatizzare si potrebbe dire che è arrivato il giorno del giudizio: le elezioni del 25 settembre hanno decretato una svolta che, malgrado fosse nell’aria, segnerà i prossimi anni della vita del nostro Paese con novità di non poco conto.
Intanto è più o meno inevitabile che il presidente Mattarella, per la prima volta nella storia della nostra giovane Repubblica, affidi la guida del prossimo governo a una donna, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, che era data favorita da tutti i sondaggi, ma che ha saputo andare oltre ogni aspettativa. L’altra grande novità, a livello comunitario, è che una coalizione di centrodestra, ma che ora ha una guida più marcatamente di destra, come è accaduto anche in altri Paesi d’Europa nel passato recente, va al governo. In queste elezioni ci sono chiaramente vincitori e vinti.

La conferenza stampa post voto del segretario del PD, Enrico Letta

Ma i vinti, anche se qualcuno fa finta di essere vincitore, di fatto sono tanti. La prima sconfitta è la politica. L’affluenza alle urne è stata del 63,91%, nove punti di percentuale in meno rispetto alle precedenti elezioni del 2018 quando era stata del 72,94%. Sarà opportuno riflettere sui tanti comportamenti, sulle tante peregrinazioni da una formula di governo all’altra, sui tanti cambi di casacca da un partito all’altro. Sarà anche il caso di riformare una legge elettorale che impedisce di fatto di incidere sulle scelte dei candidati da votare, spesso perfetti sconosciuti. Comunque le elezioni si sono svolte, anche se non con grandi entusiasmi.
Il centrodestra è risultato largamente vincitore sia alla Camera che al Senato, con percentuali simili, e avrà il compito di addossarsi la responsabilità, obiettivamente pesante, data la situazione interna e internazionale. Alla Camera ha ottenuto il 44,05% contro il 26,10% del centrosinistra (col Pd al 18,98% e Verdi-Si al 3,5%), il M5s col 15,4%, il terzo polo Azione-Italia Viva col 7,7%.
Il Pd è il grande sconfitto. Non era pensabile, da come si erano messe le cose e con la campagna solitaria di Letta dopo il fallimento delle larghe intese, una vittoria, ma sperava in una sconfitta onorevole superando almeno la soglia psicologica del 20%. Così non è stato e già Letta ha spiegato che il centrodestra era battibile soltanto con una larga coalizione, ma che dovrà anche riflettere sulla propria identità, chiarendo in questo modo che le proposte del Pd erano troppo evanescenti e puntare su certi “diritti” civili non avrebbe portato molto lontano.

La presidente di FdI, Giorgia Meloni

Comunque, anche se il Pd resta il secondo partito del Paese, Letta non si ricandiderà alla segreteria. L’altro grande sconfitto è Matteo Salvini. La Lega è diventata il quarto partito, dietro ai 5s, appena di un soffio sopra FI. Il centrodestra ha preso il 44,05%, ma la parte del leone l’ha fatta Giorgia Meloni con i suoi Fratelli d’Italia. All’interno della coalizione FdI hanno preso il 26,10%, lasciando alla Lega l’8,89% e a FI l’8,27%.
La somma delle percentuali di voti all’interno del centrodestra resta più o meno uguale alle precedenti elezioni. Cambiano gli equilibri interni con travasi di voti che da Berlusconi a volte sono passati alla Lega. Questa volta i voti della Lega sono andati al FdI, con qualche simpatizzante esterno. Berlusconi gioisce per il recupero effettuato visto che si temeva il tracollo del partito, ma non c’è molto da festeggiare se si guarda agli exploit del passato. Chi esce con le ossa rotte, dunque, è Salvini che ha visto progressivamente erodere il suo elettorato che non molto tempo fa’ era arrivato al 34%. La colpa è delle alleanze di governo che gli hanno impedito di essere uomo di lotta.
L’opposizione permette di essere più visibili e anche di questo ha potuto godere Giorgia Meloni, che è sulle barricate ormai da qualche anno (ha fatto il ministro in uno dei governi Berlusconi). Lo stesso Conte, che, visto come il Movimento fosse in difficoltà, temeva di scomparire dalla scena politica, ha avuto un bel recupero di voti, ma resta sempre al di sotto della metà di ciò che aveva ottenuto nelle votazioni precedenti.
A questo punto non ci si può esimere da qualche considerazione. L’andamento dei partiti politici da circa vent’anni segue uno strano itinerario. Sembra che il popolo italiano sia affascinato di volta in volta da chi grida più forte o da chi promette di più per poi riversarli immediatamente su altri. Berlusconi, Renzi, Salvini, Grillo e Di Maio… Ora sono confluiti sulla Meloni, pur se in percentuali minori ai suoi predecessori. Tuttavia, in forza di una quasi incomprensibile legge elettorale, col 44% dei voti si ottengono abbondanti maggioranze sia al Senato che alla Camera.
C’è anche un altro fenomeno oscuro: con l’8% dei voti si può avere lo stesso numero di eletti di chi ha ottenuto il 19%. Infatti la Lega e il Pd ottengono alla Camera lo stesso numero (65) di deputati che risultano così divisi: centrodestra 235 seggi (la maggioranza è di 201) con FdI 118, Lega 65, FI 45, 80 al centrosinistra, 51 al M5s, 21 al terzo polo. Al Senato (dove la maggioranza è fissata a 101) vanno 112 seggi al cdx, 39 al csx, 28 M5s, 9 al terzo polo, 1 a De Luca. C’è anche altro su cui meditare: l’Italia è spaccata in due col centro nord orientato oggi a destra con FdI che supera spesso la Lega anche nelle sue roccaforti, un sud quasi totalmente appannaggio dei Cinque stelle. Anche per questo c’è chi, facendo finta di niente, ha molto da recriminare. Se si fossero fatte certe alleanze… E sulle alleanze fatte (vedi Salvini con l’appoggio a vari governi) o non fatte (vedi Letta) nei prossimi mesi ci sarà da discutere.

Giovanni Barbieri