Ultimi posti

Domenica 28 agosto – XXII del tempo ordinario
(Sir 3,17-20.28-29 – Eb 12,18-19.22-24 – Lc 14,1.7-14)

Sembra galateo. Sembrano consigli furbi per non soffrire inutili umiliazioni. Invece è una parabola, sconvolgente e profonda come tutte le parabole di Gesù. E non parla solo di inviti a nozze, quello è un esempio, parla della vita, parla di come accogliere la splendida complessità del vivere umano. “Quando sei invitato a nozze da qualcuno non metterti al primo posto”, e con queste poche parole è scardinata per sempre la logica della competizione, che è uno dei grandi drammi legati alla nostra fragilità. Non vivere la vita come una gara in cui la felicità si misura sulla quantità di fratelli che siedono più lontani dal centro rispetto a noi. Non legare la felicità all’invidia altrui. Non considerare il fratello un avversario da battere o, peggio, da umiliare. Non nutrirsi mai dell’invidia altrui. Liberati, dice Gesù, vivi libero. Liberati dalla delusione e dal risentimento. La delusione è strettamente legata alla logica della competizione: non c’è vera felicità nell’essere invidiati per il posto che si occupa, chi si nutre di invidia altrui cresce nell’invidia: ci saranno sempre posti apparentemente migliori da raggiungere e sempre sarai insoddisfatto di ciò che sei. Il risentimento è inevitabile e drammatico effetto collaterale di questa condizione esistenziale: non riuscirai mai ad amare chi siede accanto a te, sempre sentirai di non essere compreso, di non essere abbastanza amato, di non essere abbastanza valorizzato. Il vangelo di oggi, ancora una volta, mostra la straordinaria capacità di Gesù di comprendere la psicologia umana. Descrive perfettamente l’umano, descrive perfettamente tutti noi. E con questa parabola offre una possibilità di salvezza, che coincide con la possibilità della felicità.
“Quando sei invitato”: prima di tutto siamo chiamati a ricordarci di essere invitati al banchetto della vita. Invitati, e l’invitato non può che essere grato e stupito, senza pretese. Siamo chiamati a vivere dello stupore di chi si sente invitato senza meriti particolari, venire al mondo è un invito gratuito e sorprendente. Se sappiamo tenere nel cuore il ricordo di questa condizione sapremo vivere sottovoce e in punta di piedi, con delicatezza, con la gioia commossa di chi nemmeno si aspettava questo invito. Allontaniamo da noi ogni pretesa, ogni recriminazione, l’essere vivi e presenti alla vita sappia muovere in noi l’atteggiamento poetico di chi riesce sempre a meravigliarsi per il fatto solo di esserci. Invitati al mondo. 

Don Alessandro Dehò

 

Share This Post