Pregare con i piedi

Domenica 24 luglio – XVII del tempo ordinario
(Gen 18,20-32 – Col 2,12-14 – Lc 11,1-13)

La preghiera non è fatta solo di parole, non di puri sentimenti, nemmeno di invisibile è composta la materia dello Spirito. La preghiera non è un canto angelico, non una riflessione sui testi, la preghiera non è capire, non è affare solo di cuore o di testa e nemmeno delle due cose insieme, la preghiera, lo mostra bene il vangelo di oggi, è un luogo. È un posto. E ci si arriva a piedi. La preghiera è per noi uomini, che siamo da sempre orfani di un luogo in cui provare a ritrovarci. “Insegnaci a pregare” perché siamo nel mondo ma non possiamo resistere senza un grembo a cui poter tornare per ricomporci a umanità buona. Insegnaci la strada per trovare un pezzo di mondo accogliente dove possiamo finalmente essere guardati e guardarci con compassione.
Il Padre Nostro non è preghiera, è la strada per arrivare nel cuore del grembo. Ecco perché Gesù non “finisce” di pregare ma “torna”, perché prima “andò in un luogo a pregare”, e se non si comprende questo credo che non si possa comprendere a fondo il Padre Nostro. Gesù torna da un luogo e i suoi discepoli lo stavano aspettando e quando lo rivedono, volto trasfigurato e umanissimo, fanno l’unica richiesta sensata che cuori non perfetti ma certo abitati da qualche coraggio possano fare: come si fa ad andare nel posto che hai abitato fino a pochi istanti fa? (E il futuro della Chiesa, ma oso dire, dell’umanità nella sua profondità, dell’umanità che non si sfinisce di banalità, sarà possibile solo per chi andrà a ripulire i sentieri di Senso che permettono ad ogni uomo di raggiungere il luogo dell’incontro con il divino. O ad aprirne di nuovi.
E mi permetto di pensare che non sia solo opera cristiana. E mi scopro a credere che sia l’unico spazio di possibile incontro tra tradizioni anche apparentemente lontane. Servono esploratori). Il Padre Nostro è una strada, un sentiero per il luogo, sono segnali disseminati per non smarrire la possibilità, non scontata, di entrare nel grembo rigenerante umano e divino. “Padre” è la prima traccia. Il primo passo da compiere è avere il coraggio di iniziare un percorso verso casa, cioè verso il padre.

don Alessandro Deho’

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