Ma aspettiamolo insieme

Domenica 3 luglio – XIV del tempo ordinario
(Is 66,10-14 – Gal 6,14-18 – Lc 9,51-62)

Ma cosa puoi dire della vita con il maestro? Cosa puoi dire di parole che non sei riuscito ancora ad afferrare? Negli occhi hai lo stupore acerbo e l’arroganza di certi adolescenti, nel cuore tanta onesta confusione. A tenerti in piedi è un vago entusiasmo e quella ambigua possibilità di vivere all’ombra di un rivoluzionario che sta dando fastidio ai potenti. E tu che non sei potente (né mai lo sarai) ti accontenti della sua luce riflessa. Cosa puoi dire di Lui se non hai ancora visto la croce? Niente.
Eppure Gesù manda questi settantadue apostoli. A dire semplicemente che lui arriverà. Nessuna teologia, nessuna catechesi, solo due uomini che entrano in un villaggio a dire che arriverà il Maestro, a creare aspettativa. Come a raccogliere l’eredità di Giovanni il Battista ma questa volta è l’attesa che bussa alla porta, che viene a cercarti. Annunciazioni domestiche. Questa volta l’attesa ha il volto mite e spaesato di apprendisti del sacro. Questa volta l’annuncio non grida dal cuore del Giordano, non alza la voce, non ha immersioni da proporre, non scomoda lo Spirito Santo, questa volta si trascina, dimesso, quasi ridicolo, appoggiandosi su bocche insicure e ginocchia tremanti. Il Cuore della vita, il Senso, veste i panni vagabondi e frusti, forse romantici, di certo poco sacri. Gesù vuole discepoli così, è così che li ama, e sono bellissimi. E ci viene da sognare Comunità ancora così, comunità dimesse che bussano alle porte della storia proponendo semplicemente la loro fame, il loro desiderio. Uomini e donne ridicolmente innamorati di un sogno. Chi sono i settantadue? Uomini e donne che osano dire al mondo che tutti abbiamo il diritto di attendere. Anzi, ne abbiamo il dovere. Perché il futuro è gravido di vita, perché Lui arriverà.

don Alessandro Deho’

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