Dobbiana e il “suo” Volto Santo, libro di Paolo Lapi

Presentato il 1° maggio

 
La statua lignea del Volto Santo conservata nella chiesa di Dobbiana

Dobbiana e il “suo” Volto Santo  è argomento della ricerca di Paolo Lapi, ora raccolta in un libro ben curato e presentato nel piazzale della chiesa domenica 1 maggio a un bel gruppo di paesani e non. L’intervento della sindaca di Filattiera Annalisa Folloni ha dato risalto all’importanza di raccogliere le storie anche di un piccolo paese che non esiste, ma c’è: Dobbiana infatti è, come Zeri, un toponimo collettivo per indicare le sue quattro frazioni. A realizzare la stampa del libro hanno collaborato con l’autore Laura Romiti, il fotografo Amerigo Martelli, don Walter che fece tanto  per la sua chiesa fino alla sua scomparsa nel 1984, la regione Toscana e i parrocchiani, rimasti in pochi ma molto devoti al “loro” Volto Santo che richiama quello più celebrato di Lucca. 

Paolo Lapi ha lavorato su tanti documenti d’archivio e testimonianze in viva voce delle persone. La festa di Santa Croce (3 maggio ritrovamento e 14 settembre esaltazione) è molto amata, ritornano emigranti. Si porta in processione la statua del Volto Santo che è un reliquario che incorpora sul petto una piccola scatola ovale contenente un pezzetto della croce del Calvario certificata come reliquia perché messa a contatto con la croce vera rinvenuta da Elena e collocata nella chiesa romana di San Giovanni della Croce. 
Le notizie raccolte nel libro sono molte. La chiesa di Dobbiana fu fino al 1812 cappella di Pontremoli, sta nella valle del Caprio. Per la devozione della Santa Croce ha molto significato il “gesto” della “discesa” prima della tela e poi della statua del Volto Santo dal suo altare laterale per portarla alla “barrella” per il trasporto in processione. Dalle relazioni delle visite pastorali risulta che nel 1696 fu costruito l’altare maggiore e poi i due laterali con bassorilievi del paliotto raffiguranti uno il Volto Santo di Lucca, agonizzante ma con preludio di un sorriso, e l’altro la Presentazione di Maria al Tempio, realizzati nel 1718 dal rettore don Giovanni Formaini come si legge in un’iscrizione laterale. Le opere realizzate venivano pagate dai benefici e dai lasciti, ma molto dalla generosa offerta di tutti i parrocchiani, compresi i mezzadri, dapprima esclusi perché “giravano” spostandosi da poderi di diverse parrocchie. Il 3 maggio 1729 per la prima volta fu esposta la reliquia della Santa Croce portata da Sarzana e fu istituita la festa di Santa Croce come propria della masseria.  
Dobbiana ha avuto il suo parroco fino a don Walter che ha fatto molto per la Chiesa intitolata a San Giovanni Battista; allora nella valle del Caprio c’erano nove parroci, ora tutto è cambiato e ce ne sono solo due: don Mario Arenare celebra a Dobbiana la Messa solo nella prima domenica del mese, ha otto parrocchie.
Nel suo intervento ha augurato che i luoghi di culto e le ricerche sulla loro storia siano continuate  guardando al futuro e lette con lo sguardo della fede e della speranza, citando la conclusione del libro che riporta il pensiero di Goethe Ciò che hai imparato dai Padri riconquistalo, se vuoi possederlo davvero. 
A Dobbiana quello che hanno fatto i padri è ancora posseduto e trasmesso, le piccole cose conservano significato, la piccola antica chiesa è molto ben curata, rinnovata la facciata nel 1967 mantiene a vista le antiche pietre, non sassi ma pietre vive . Don Mario aveva proposto di fare di Dobbiana un santuario sulla via del Volto Santo, ramo della Francigena che sta crescendo di frequentazione, proposta non accolta ma spera che lo permetta il nuovo vescovo mons. Mario Vaccari di prossima consacrazione.                    (m.l.s.)

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