Una iniezione di pace per il Mediterraneo

“Unire le città per unire le nazioni”: era uno dei punti fermi di Giorgio La Pira, il sindaco di Firenze che negli anni Cinquanta aveva organizzato i “Colloqui mediterranei”; strenuo tessitore di pace, convinto che, dove non arrivano le cancellerie delle diplomazie ufficiali, possono trovare soluzioni le iniziative che nascono dal basso. L’uomo che soleva ripetere che bisognava cercare la pace a tutti i costi: “spes contra spem”, sperare contro ogni speranza. È con questo spirito lapiriano che sono convocati (dal 23 al 27 febbraio) gli incontri di Firenze sul tema “Il Mediterraneo frontiera di pace”.
Cinquantotto vescovi e 65 sindaci, provenienti dai 3 continenti che si affacciano sul mare Mediterraneo, si confrontano per dare un contributo serio alla comprensione delle difficoltà del momento. L’incontro nasce in un momento preoccupante a causa della crisi Russia-Ucraina ma anche la situazione dei Paesi dell’area mediterranea – abitata dalle famiglie discendenti da Abramo: ebrei, cristiani, musulmani – è estremamente complicata. Il conflitto israelo-palestinese, le macerie siriane ed irachene, le confusioni in Libia e Algeria, il rinnovarsi di tensioni in Bosnia dicono di un’area surriscaldata, di contrasti che hanno bisogno di essere ripianati.
Non ci saranno capi di Stato, se non Mattarella, ma ci saranno i vescovi e i sindaci, coloro che sono sulla breccia, a contatto con le città, coloro che spesso vivono il dramma della gente comune. I temi saranno quelli scottanti delle difficoltà di vivere la propria fede, ma anche quelli dell’emigrazione, della povertà, della costruzione di città libere, solidali, integrate perché ad ogni persona possa essere riconosciuta la sua la dignità.
Sarà difficile, ma è necessario tentare di pensare che siano possibili “città” dove non esistono cittadini di serie B, “città” dove sia riconosciuto il pieno diritto di cittadinanza, “città” dove si rinuncia al termine discriminatorio di “minoranza”, che ha in sé il seme della superiorità di qualcuno su qualcun altro e prepara, in tal modo, il terreno alla discordia. È una urgenza nel nostro Paese per gli immigrati, è un’urgenza per i cristiani in altri Paesi. I contributi che si possono dare alla costruzione della pace sono svariati e molti passano attraverso il rispetto quotidiano della dignità di ognuno in ogni luogo.
I vescovi ed i sindaci lavoreranno in sedi separate, i primi in Santa Maria Novella, i secondi a Palazzo Vecchio. Si ritroveranno alla conclusione dei lavori per un confronto e per elaborare la Carta di Firenze, una dichiarazione comune tesa a favorire il dialogo tra i popoli del Mediterraneo. La Carta sarà poi consegnata a Papa Francesco che domenica 27, in Santa Croce, concluderà l’incontro. I tempi sono turbolenti, ma va accolto con gioia chi non si arrende e “spera contro ogni speranza”.

Giovanni Barbieri

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