Dante e la Bibbia

Il Sommo Poeta è uomo che ascolta e riflette sulla Scrittura, come studioso ma soprattutto come credente. L’esperienza dantesca diventa il valore morale per tutti

Oltre ai riferimenti alla cultura classica, Dante elaborò, attraverso un confronto con le Scritture, un sistema poetico di metafore, simboli e temi teologici, politici e narrativi, che sono il tessuto della Divina Commedia. Uno studio di C. Lund-Mead, A. Iannucci (Bulzoni, Roma, 2012) prendendo come base la Vulgata (la traduzione latina di S. Gerolamo) il testo biblico in uso nel Medioevo occidentale, ha fornito risultati impressionanti. Sono state individuate circa un migliaio di citazioni bibliche, espliciti riferimenti a personaggi e vicende storiche del testo sacro, allusioni e rimandi alla interpretazione biblica. Data la quantità di riferimenti potremo fare solo alcune sottolineature che ci rivelano Dante come uomo che ascolta e riflette sulla Scrittura, come studioso ma soprattutto come credente.
La Bibbia non è solo la sua lettura ma riflette la predicazione medioevale e in particolare la celebrazione liturgica sia ecclesiale che popolare. “Nel mezzo del cammin di nostra vita/ mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita” (Inferno. I,1-3) Era comune pensiero nel Medioevo che la vita dell’uomo avesse compimento ai 70 anni, e ciò in base al Salmo 89,10: “gli anni della nostra vita sono settanta”.

Dante Alighieri (1265 – 1321)

Il poeta afferma di essere a metà della sua vita, circa 35 anni , siamo nel 1300, l’anno del primo giubileo della cristianità. Per la mentalità medioevale la vita è un cammino dall’esilio terreno alla patria celeste, un viaggio dopo la cacciata dal paradiso terreste per un ritorno a Dio; è la concezione dell’uomo come “viator”. Un tema questo oggi molto attuale, lo dimostra il nuovo interesse per i pellegrinaggi a piedi sia religiosi che laici. Con la parola “vita” Dante si ricollega alla sua opera la “Vita nuova” dove si allude alla concezione paolina “dell’homo novus” in Cristo. (Col.3,9-11).
Tale rinnovamento passa attraverso Beatrice e il suo amore per lei. La Vita nuova riguardava la sua giovinezza, la Commedia il “mezzo del cammin”. I versetti iniziali sono allusivi al testo di Isaia (38,10) “a metà dei miei giorni andrò alle porte degli inferi”, dove il re Ezechia, guarito da Dio, intona un canto di lode. Con il Salmo 89 e il riferimento a Isaia, Dante rilegge la sua vita e quella di tutti come smarrimento e salvezza, la Commedia diventa un testo sia allegorico che autobiografico.
L’esperienza dantesca diventa il valore morale per tutti, una “svolta”, per ritrovarsi e raggiungere la meta in Cristo: “via, verità e vita” (Gv.14,6). La “selva” luogo e simbolo di ogni allontanamento da Dio è in parte superata dalla fatica del poeta di cercare di raggiungere il colle, è il guardare verso l’alto, verso la luce del sole nascente, come insegna il Salmo 120,1: “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto?”.
Tale gesto prelude e prepara la conversione e il cammino di ritorno a Dio. “Guardai in alto e vidi le sue spalle/ vestite già de’ raggi del pianeta/ che mena dritto altrui per ogni calle”.

don Pietro Pratolongo

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