Alla Toscana e alla Lunigiana interessa davvero la Pontremolese?

L’evento pubblico di Pontremoli a sostegno del raddoppio della ferrovia ha mostrato l’evasività delle dichiarazioni dell’assessore regionale e il deficit di iniziativa degli amministratori locali

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A distanza di due anni dall’ultima volta, un gruppo di amministratori e politici si sono ritrovati a Pontremoli, convocati ancora una volta da Legambiente, per sollecitare il completamento del raddoppio della ferrovia Pontremolese. Se la mobilitazione del 1° giugno 2019 raccolse alle Stanze del teatro della Rosa una moltitudine di amministratori delle tre province attraversate dalla ferrovia e produsse un manifesto firmato da una cinquantina tra parlamentari, sindaci, docenti universitari, associazioni, comitati e forze sindacali, al raduno di due settimane fa la platea di amministratori presenti era ristretta ai rappresentanti dei comuni lunigianesi, ai parlamentari Martina Nardi (Pd) e Cosimo Maria Ferri (Italia Viva), all’assessore di Regione Toscana alle Infrastrutture Stefano Baccelli: una riduzione della partecipazione e della rappresentatività che meriterebbe una qualche riflessione sulla capacità del territorio lunigianese di sapere intessere relazioni e stringere alleanze al di là dei propri confini.

SIndaci, amministratori, onorevolòe i l'assessore regionale, di fronte alla stazione ferroviaria di Pontremoli
SIndaci, amministratori, onorevolòe i l’assessore regionale, di fronte alla stazione ferroviaria di Pontremoli

Ancor più interessanti, tuttavia, sono state le attestazioni, per lo più generiche, di sostegno al proseguimento dell’opera. Omettendo ancora una volta (o forse non conoscendo) la verità: gli unici soldi stanziati sono solo quelli del decreto Rilancio per il raddoppio Parma-Vicofertile (diluiti in 12 anni). Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non ha indicato la Pontremolese tra le opere da finanziare con il Recovery Fund. Evidenze che sollevano un’altra domanda: ma in Lunigiana e in Toscana, quanto interessa davvero promuovere il completamento del raddoppio? Una domanda che tocca per prima la Regione Toscana.
Nell’autunno 2019, in un convegno alla Spezia, il presidente degli spedizionieri del porto accusò esplicitamente Firenze di remare contro la nuova ferrovia. L’allora assessore Ceccarelli, venuto a conoscenza dell’accusa dal nostro settimanale, in un lungo contributo sul Corriere Apuano difese l’operato della Regione citando una minuziosa serie di atti formali e rinnovando l’impegno della giunta a promuovere l’opera. Ma meno di un anno dopo, nel programma di Eugenio Giani e nelle sue dichiarazioni durante i suoi appuntamenti elettorali in Lunigiana, del raddoppio non si è trovata traccia.
Il successore di Ceccarelli, Stefano Baccelli, è intervenuto alla recente manifestazione di Pontremoli con una dichiarazione che più vaga non si può: “È una buona notizia che il Governo abbia deciso il commissariamento della Ferrovia Pontremolese”, omettendo di dire che è un commissario senza risorse, e attestando che “è significativo che Legambiente sostenga un’opera pubblica. Vuol dire che farla è cosa buona e giusta”. È singolare che di fronte a parole così evasive l’on. Nardi esulti perchè “per anni abbiamo chiesto che la Regione sposasse il raddoppio e oggi sono felice di sentire che Baccelli considera prioritario il progetto”. Ancor di più se si pensa che solo poche settimane fa il presidente uscente dell’Autorità Portuale di Livorno, Stefano Corsini, con un intervento che ha suscitato parecchie polemiche, ha asserito che “La Spezia può instradare le sue merci direttamente sugli stessi collegamenti ferroviari del porto di Livorno. Se si draga il porto di Livorno si può evitare di fare una ferrovia da due miliardi e mezzo”. Parole che non hanno ricevuto alcuna replica dai palazzi della Regione.

Un tratto della Pontremolese
Un tratto della Pontremolese

Ma se da Firenze ci si sposta tra Apuane e Appennino le cose non cambiano. Nell’ultimo decennio i rappresentanti del territorio provinciale in Regione non hanno lasciato alcuna traccia di un impegno fattivo non solo per il potenziamento della ferrovia, ma nemmeno del trasporto su rotaia sulla linea esistente.
E i sindaci? Certamente il loro potere di influenza su scelte così grandi è quasi simbolico. Tuttavia, se i fondi europei del dopo-pandemia potevano essere l’opportunità per rilanciare un progetto di cui si riconoscono i benefici (per i tantissimi pendolari o per i riverberi occupazionali in Lunigiana di un rafforzamento del porto spezzino), i tempi della mobilitazione sono stati troppo lenti, visto che del PNRR si parla dall’autunno e che il documento è stato ormai licenziato dal governo. Se a questo si aggiunge che le due iniziative, quella del 2019 e quella di pochi giorni fa, sono state promosse da Legambiente e non dagli amministratori locali, il deficit di iniziativa e di strategia dei comuni lunigianesi appare in tutta la sua evidenza.

(Davide Tondani)

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