Nonostante i recenti accordi continuano atteggiamenti ostili e arresti, gli ultimi una settimana fa
La scorsa settimana, quasi alla vigilia della Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, indetta da Benedetto XVI, la polizia ha arrestato il vescovo cattolico mons. Zhang Weizhu, sette sacerdoti e dieci seminaristi, tutti della prefettura apostolica di Xinxiang, non riconosciuta dalle autorità locali. è difficile che si tratti di una semplice coincidenza, anche perché le forze coinvolte, oltre 100 poliziotti, fanno pensare che l’incursione sia stata preparata da tempo.
La prefettura apostolica di Xinxiang non è riconosciuta dal governo cinese. Per questo, tutte le attività di sacerdoti, seminaristi e fedeli sono considerate ‘illegali’ e ‘criminali’. Questo è solo l’ultimo atto di una storia complicata e difficilmente comprensibile per il mondo occidentale basato sui diritti civili e attento alla difesa dei diritti individuali. La Cina è un’altra storia, un altro mondo.
Se è difficile dialogare sul piano politico, è molto più difficile, se non quasi impossibile sul piano dei diritti civile e delle libertà religiose. La presenza dei cristiani in Cina, a partire da Matteo Ricci, ha avuto un andamento altalenante, ma con picchi di difficoltà e di persecuzioni piuttosto sanguinose. Non si può dimenticare la figura del vescovo e martire San Francesco Fogolla nel 1900 ucciso nella rivolta dei Boxers e santificato da Giovanni Paolo II nel 2000: è uno dei tanti che hanno sacrificato la vita per testimoniare, o semplicemente, per vivere la propria fede.
Con l’avvento del comunismo la vita dei cristiani, in particolare dei cattolici, si è fatta più difficile. Il comunismo ha cercato di impadronirsi della Chiesa cattolica riuscendovi soltanto in parte. In Cina, per semplificare, esistono due Chiese cattoliche: la “Associazione patriottica cattolica cinese”, quella ufficiale riconosciuta dal governo che ne nomina i vescovi e decide sui sacerdoti, e la Chiesa cattolica in comunione con Roma. Per la legge cinese fino al 2018 quest’ultima Chiesa non esisteva, doveva operare in clandestinità e coloro che erano rimasti fedeli al papa, sia sacerdoti che laici, venivano considerati “sovversivi” in base ad un articolo della Costituzione che afferma : “le organizzazioni religiose e le attività religiose non possono essere soggette ad alcun controllo esterno”. Inoltre la legge ordinaria vietava l’attività religiosa poiché “sovvertiva il potere dello Stato”.
Così, secondo la “Laogai Research Foundation Italia Onlus”, un’associazione per i diritti umani che nel 2009 ha pubblicato un rapporto intitolato La persecuzione dei cattolici in Cina, “nei quasi 1.500 laogai, veri e propri campi di concentramento attualmente attivi, si presumono imprigionati da tre a sei milioni di persone, molti delle quali vi si trovano solo perché credenti”.
Malgrado ciò si calcola che in Cina vi siano 4 milioni di fedeli aderenti alla Chiesa “patriottica”, quella cioè riconosciuta dal governo, e 16 milioni di fedeli appartenenti alla cosiddetta Chiesa “sotterranea” fedele al papa. I rapporti tra le due Chiese non sono mai stati idilliaci ed è anche per le sofferenze sopportate dalla Chiesa sotterranea che non sempre vengono visti di buon occhio i tentativi di arrivare ad una unità dei credenti.
Nel 2018 è stato firmato un Accordo Provvisorio, tra Cina e Santa Sede, che regola la nomina dei vescovi. L’intesa prevede che il governo cinese approvi le elezioni dei membri della conferenza episcopale e al Pontefice spetti l’ultima parola. L’Accordo quindi riguarda la situazione della Chiesa, “un punto specifico che sono le nomine dei vescovi e le difficoltà che ci sono e che noi speriamo con il dialogo di affrontare”.
Le nuove ordinazioni sono state tutte compiute in piena e legittima comunione gerarchica con il Papa tanto che il card. Parolin può affermare: “Abbiamo avuto risultati principali come il fatto che tutti i vescovi in Cina oggi sono in comunione con il Papa. Non ci sono più vescovi illegittimi, questo mi sembra un passo in avanti notevole”. Lo scopo principale dell’Accordo Provvisorio è quello di sostenere e promuovere l’annuncio del Vangelo, ricostituendo la piena e visibile unità della Chiesa. I motivi principali, infatti, che hanno guidato la Santa Sede in questo processo, in dialogo con il governo cinese, “sono fondamentalmente di natura ecclesiologica e pastorale”. Nell’ottobre 2020 l’Accordo è stato prorogato ufficialmente. Per questo l’arresto del vescovo, dei sette sacerdoti e dei 10 seminaristi è giunto come un fulmine a ciel sereno.
Non a tutti piace. “A livello locale, però – fanno notare da Hong Kong – le autorità continuano a considerare l’Agreement solo dal punto di vista politico e non cessano di controllare la chiesa cattolica, le altre chiese cristiane”.
Non è un caso che nel suo saluto domenica alla Chiesa in Cina, Papa Francesco abbia evocato l’unità: “Quanto è buono e quanto è necessario che i membri di una famiglia e di una comunità cristiana siano sempre più uniti nell’amore e nella fede!”.
Giovanni Barbieri



