La resistenza in Europa

Fu l’alternativa al collaborare coi nazisti o all’attendere gli eventi

Partigiani francesci

Ai nazisti e ai collaborazionisti in Norvegia del governo di Vidkun Quisling e in Francia del regime di Pétain, si opposero gli uomini della Resistenza europea, come in Italia erano di tutte le estrazioni sociali, come singola forza i più organizzati erano i comunisti. In Europa la Resistenza impegnò le città come le campagne e i monti organizzata secondo le esigenze dei luoghi e delle basi funzionali.
Resistenti furono soprattutto operai e contadini, guidati in prevalenza dai comunisti e dai socialisti, aspiravano ad un profondo mutamento sociale, guardavano al modello sovietico e nell’Est Europa i contadini poveri aspettavano una radicale riforma agraria. Il piccolo e medio ceto borghese invece guardava con favore agli anglo-americani. I paesi antinazisti e antifascisti diedero appoggio con lancio di armi, aiuti finanziari e altro ai gruppi di resistenza che erano più vicini alle proprie posizioni.
In Polonia, primo paese violato nelle sue frontiere dai nazisti, la resistenza fu molto forte, eroica quella dei giovani ebrei del ghetto di Varsavia nell’aprile del 1943, finì con la distruzione del quartiere e lo sterminio dei combattenti. Ma la passione dei partigiani per liberarsi, prima che lo facessero i sovietici, spinse tutta Varsavia a insorgere: la città resistette dall’1 agosto al 2 ottobre 1944, non aiutata dall’Armata Rossa che pure era a pochi km a Est.
In Francia i partigiani agirono dapprima nella zona centro-settentrionale sotto il controllo diretto dei tedeschi, e già nel 1941 erano piuttosto numerosi, in seguito anche nella parte sotto il governo di destra con sede a Vichy. Il generale Charles De Gaulle, pochi giorni dopo l’occupazione nazista di Parigi, il 14 giugno 1940, lanciò da Londra l’appello a resistere: nulla è perso per la Francia e invitò tutti a mettersi in rapporto con lui. Furono importanti i giornali clandestini quali “Stampa libera” per costruire movimenti di resistenza presto diventati di lotta armata.
In Jugoslavia invasa e occupata dai tedeschi la Resistenza ebbe la più vasta dimensione, come in Grecia si organizzò su due poli politici opposti: quello del colonnello serbo Mihajloviĉ costituita soprattutto da cetnici, conservatori e monarchici, e quello del croato Tito capo dei partigiani comunisti jugoslavi, formò un esercito vero e proprio di liberazione nazionale che vinse battaglie di grossa consistenza e creò un duraturo governo e un’amministrazione comunista nei territori.
Resistenza contro il nazismo ci fu anche in Germania e negli Stati annessi, ma i più ritengono che non sia mai esistita. Oltre la stroncata rivolta studentesca a Monaco del febbraio 1943 e il fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944, due episodi di alto valore, gli storici documentano una resistenza sempre viva e attiva, la testimonia l’autorevole storico Hans Rothfels con indagini minuziose e difficili. Il terrore poliziesco non permise che si sviluppasse un vero e proprio movimento di resistenza, tuttavia più di mezzo milione furono i prigionieri politici e oltre tremila le condanne a morte eseguite.

(m.l.s.)

Condividi