Covid: la prudenza resta la carta migliore

L’Italia sembra tirare un sospiro di sollievo: in questo momento è quasi tutta zona arancione ma i rischi sono ancora alti, i tempi del Covid cominciano a far sentire il loro effetto e ci sono segni allarmanti di insofferenza. Insofferenza economica, con una crisi che coinvolge vari settori e milioni di individui e comincia a segnare pesantemente la vita delle persone fino a portare a manifestazioni, come quelle di questi giorni, che offrono a qualche facinoroso l’opportunità gesti violenti.
C’è anche, ormai, l’insofferenza di chi ha bisogno di comunicazione, di affetto, di momenti di aggregazione, di uscire dall’isolamento creato dalle distanze e dalle mascherine. C’è voglia di tornare a vivere e proprio per questo il dilagare delle zone arancioni può essere pericoloso. I piccoli segni di miglioramento della situazione non devono ingannare. Ci sono, ma siamo ancora molto lontani dal pensare di poter tornare alla normalità.
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che ci sono quindici regioni con una classificazione a rischio moderato ma, di queste, quattro sono classificate a rischio alto per le prossime settimane. Comunque anche se “moderato” si tratta sempre di rischio e non si può abbassare la guardia.
Si spera che si impari dalle lezioni che ci vengono dal recente passato. Si sa cosa è successo l’estate scorsa e quali sono state le conseguenze. Emblematica è la sorte toccata, purtroppo, alla Sardegna. Si era festeggiata la prima regione bianca, con bassissimo tasso di contagio.
L’euforia ha portato al “liberi tutti”, ad atteggiamenti non responsabili, a pensare che il nemico fosse debellato, dimenticando che anche un solo contagiato resta pericoloso. L’isola, nel breve volgere di un mese, è passata da zona bianca ad arancione, poi a rossa, col più alto tasso di contagiosità. Per questo, anche se dolorose e faticose, sono necessarie la prudenza e la prevenzione.
Non è prudente cavalcare le difficoltà di tanti settori del Paese e spingere alle aperture. In questi ultimi giorni sembra che anche Salvini si sia reso conto della delicatezza del momento e quanto sia dannoso illudere che sia possibile affrettare i tempi delle aperture di tanti settori della vita pubblica.
Forse è arrivato il momento per pensare a teatri, cinema, ristoranti. I segnali di una attenuazione della pericolosità si vedono ma non mancano le contraddizioni: i nuovi casi sono in calo ma i decessi fluttuano tra i 350 e i 400. Sono ancora tanti, inoltre continuano a salire i ricoveri ordinari e, soprattutto, i ricoveri in terapia intensiva.
A favorire il lento miglioramento della situazione c’è il numero, che ormai comincia ad avere un peso, delle vaccinazioni. Questa di fatto è l’unica “medicina”, ma deve essere accompagnata dalle solite, anche se antipatiche, misure di sicurezza.

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