L’Oratorio di S. Maria Assunta a Borgo di Castevoli

La conferenza dell’architetto Federico Franceschi sull’edificio cinquecentesco

Il castello Malaspina a Borgo di Castevoli

Castevoli (Casteulo, castrolo, castè in dialetto, forse da castellum, parvum castrum secondo Manfredo Giuliani, piccolo castrum a presidio del territorio) è uno dei tanti borghi lunigianesi in cui la presenza di un castello ha suscitato l’interesse degli studiosi, che ne hanno ricostruito la storia e lo hanno fatto conoscere, attraendo molti visitatori. L’ha puntualmente tratteggiata il giovane architetto Federico Franceschi, prima di addentrarsi nell’analisi del tema della conferenza: “Il cinquecentesco Oratorio di Santa Maria Assunta di Borgo di Castevoli. Approfondimenti e nuove indagini”, che è stato oggetto della sua tesi di laurea. Dopo vari possessi, dagli Estensi ai Malaspina, al Granducato di Toscana, in tempi più recenti è stato acquisito e ripristinato dal pittore Loris Nelson Ricci, che ne fece la sede del Centro Internazionale d’Arte.
Non sono pochi i castelli di Lunigiana che sono diventati, nel corso dei decenni passati, proprietà di privati e da loro restaurati, come ha ricordato Ragna Engelbergs nella presentazione del terzo appuntamento dei “Giovedì culturali di Palazzo Fantoni”, facendo riferimento a Gabriella Gerardìn per il Castel dell’Aquila di Gragnola, al prof. Loris Jacopo Bononi e al fratello Eugenio per Castiglion del Terziere, a Pietro Cascella per Verrucola, alla famiglia Formentini per Bastia, ma si potrebbero aggiungere la Brunella, Tresana. La signora Ragna ha ricordato anche il restauro, con finanziamenti pubblici, di importanti chiese, come la Pieve di Sorano e San Caprasio. Interessati da opere di restauro sono stati anche molti oratori.
Nella Valle del Lucido, ad esempio, ogni paese, anche il più piccolo, ne ha uno, ben recuperato e ancora sede di celebrazioni religiose nelle ricorrenze dedicate al Santo protettore o alla Madonna. Ne rendono testimonianza quelli di Bardine di Cecina, di Corsano, Lorano, Folegnano, Mozzano,… gelosamente custoditi dai pochi abitanti rimasti in paese.

Il castello di Castevoli in una foto del 1980

Meriterebbe attenzione il recupero anche quello di Castevoli, ha sottolineato l’architetto Franceschi, magari per essere utilizzato come centro di manifestazioni di carattere culturale o sociale. Potrebbe ridare vita al borgo di antiche origini. Se ne ha notizia nel 1077, quando l’imperatore Arrigo IV ne diede il possesso ad Ugo e Folco d’Este. Franceschi non ha, però, escluso origini più antiche, bizantine o, addirittura, romane. La frazione del Comune di Mulazzo si sviluppa in tre località, Borgo, Foce, Pieve di San Martino di Vico. L’oratorio, che si si trova nel borgo, ha una sua storia compresa fra il 1568 e il 1955, quando Manfredo Giuliani ne certifica il totale abbandono.

Il borgo di Castevoli

Dell’inizio della sua costruzione si ha notizia dagli atti della visita pastorale del vescovo di Luni, card. Lomellini. In essi è scritto che il pievano del posto fece presente al Vescovo che un oratorio nell’arce di Castevoli era stato abbattuto, ma che il marchese Tommaso Malaspina, che si adoperò anche per ampliare il nucleo abitativo del borgo, aveva già speso due scudi per costruirne uno nuovo, quello appunto di Santa Maria Assunta. Ed è proprio dagli atti delle varie visite pastorali, avvenute ad intervalli non molto lunghi, che si può seguire l’andamento dei lavori, perché riportano lo stato delle opere e quanto fosse necessario per completarle. Il resoconto della visita di Giovan Battista Salvago del 1596, ad esempio, attesta che l’oratorio è stato finito decorosamente e che vi si celebrano i sacramenti, anche se manca qualche arredo, mentre quello del vescovo Prospero Spinola del 1694 parla della presenza di un campanile con due campane. Castevoli non fece parte solo della diocesi di Luni, perché nel 1822 passò sotto quella appena creata di Massa e nel 1850 sotto quella di Pontremoli.
La parte conclusiva della relazione l’arch. Franceschi l’ha dedicata ad una dettagliata analisi delle caratteristiche strutturali dell’edificio, da molto tempo senza tetto, delle tecniche costruttive, dei materiali utilizzati e, con i mezzi della più avanzata tecnologia di rilevamento, anche fotografico, ha riprodotto le forme originarie dell’oratorio, edificio di forma trapezoidale a navata unica, con l’altare maggiore e due laterali, creando mappe tematiche per ogni aspetto.
Ha, infine, prefigurato con immagini come dovrebbe essere, una volta recuperato, e consigliato, dove possibile, il mantenimento dell’esistente, opportunamente messo in sicurezza, in una eventuale ricostruzione a sala polifunzionale.

Andreino Fabiani

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