Il tempo dell’ amore

Domenica 24 gennaio – III del tempo ordinario
(Gio 3,1-5.10; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20)

Il tempo non si può arrestare perché l’amore non si può fermare. Ecco perché è illusione imprigionare il Battista. L’amore scorre lungo le rive di un mare e chiama e muove e affascina. Il tempo è compiuto perché l’amore è vicino. La sorgente cammina incontro all’uomo. Gesù attraversa il tempo e chiama. Chiama a scoprire come si fa a fare esperienza di vita. L’ Amore è vicino, dice, l’amore è così vicino da incarnarsi in un corpo. Questo è il tempo che si compie nella carne.
È tempo che la Carne sia Tempio. Nella carne di ogni uomo che si lascia afferrare il cuore dall’Amore. Gesù passa e chiama e dice che è tempo di lanciare le reti in acqua per pescare umanità nuove. Pescatori di uomini, pescatori di una vita divina che è così vicina da abitare dentro le nostre carni. Questo è il tempo in cui siamo chiamati a far cantare la vita dalle nostre mani, dai nostri piedi, dai nostri occhi. Siamo al mondo solo per questo, per far emergere umanità buona dai nostri occhi, per cambiare lo sguardo sul nostro corpo e comprendere finalmente che è santuario dell’Amore. Spazio unico e irripetibile che ci è concesso per risvegliare, in questa risalita verso la Sorgente, la nostalgia dell’Amore.
Peccato è non amare. Peccato è non accarezzare la vita per suscitarla a consapevolezza, è non abbracciare l’esistente per proteggerlo e sostenerlo, peccato è non baciare le fragilità per sacralizzarle, peccato, unico vero peccato, è rimanere ai bordi della storia accontentandosi di ripetere ciò che paternità stanche ci hanno insegnato, ingabbiati su una barca attraccata al molo accontentandosi di tirare a riva sopravvivenza. Peccato vero, unico peccato è non fare l’amore con la vita.

don Alessandro Deho’

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