Cardinali, segno di martirio non di distinzione

Celebrazione Eucaristica presieduta da Papa Francesco con i nuovi cardinali
Celebrazione Eucaristica presieduta da Papa Francesco con i nuovi cardinali

Il settimo Concistoro convocato da papa Francesco per la nomina di 13 nuovi cardinali si svolge nella basilica di San Pietro in un clima che risente pesantemente della situazione drammatica che sta vivendo il mondo. Anch’esso è il segno di una Chiesa incarnata nella storia. Il rito si celebra nel rispetto assoluto delle norme di sicurezza, mantenendo le distanze e indossando le mascherine. Pochi i presenti, un centinaio.
L’atmosfera è descritta dal neo cardinale Mario Grech nel suo saluto iniziale: “Sono circostanze drammatiche” quelle che il mondo e la Chiesa stanno attraversando. Circostanze che “ci sfidano a offrire una lettura della pandemia” che “aiuti tutti e ciascuno a cogliere in questa tragedia anche l’opportunità di ripensare i nostri stili di vita, le nostre relazioni, l’organizzazione delle nostre società e soprattutto il senso della nostra esistenza”. “E questo lo diciamo non soltanto per il mondo, ma anche per noi, per la Chiesa”.
A rimarcare l’eccezionalità del momento c’è l’assenza di alcuni tra i cardinali più lontani; soprattutto, l’assenza dei due nuovi residenti nelle Filippine e nel Brunei. In questo momento il numero dei cardinali è di 229; tra questi, 128 – in maggior parte nominati da Francesco – sono elettori in un eventuale Conclave.
Nel collegio cardinalizio c’è ancora una certa predominanza europea, ma ormai è evidente una sempre più viva rappresentanza di tutti i continenti. È la rappresentazione plastica di una Chiesa che veramente vuole essere “cattolica”, universale.
Ai nuovi nominati – ma anche a tutta la Chiesa – Papa Francesco ha rivolto le sue riflessioni imperniate sul terzo annuncio della passione di Cristo nel vangelo di Marco. La strada di Gesù è quella della croce. Non è quella “di chi, magari senza nemmeno rendersene conto, ‘usa’ il Signore per promuovere se stesso”, non è quella “di chi – come dice San Paolo – cerca i propri interessi e non quelli di Cristo”.
“Cari fratelli – ha proseguito – tutti noi vogliamo bene a Gesù, tutti vogliamo seguirlo, ma dobbiamo essere sempre vigilanti per rimanere sulla sua strada”. Perché “con i piedi, con il corpo possiamo essere con Lui, ma il nostro cuore può essere lontano e portarci fuori strada”.
Qui il Papa ha fatto riferimento ai “tanti generi di corruzione nella vita sacerdotale. Così, ad esempio, il rosso porpora dell’abito cardinalizio, che è il colore del sangue (del martirio), può diventare, per lo spirito mondano, quello di una eminente distinzione. E tu non sarai più il pastore vicino al popolo, sentirai di essere soltanto ‘l’eminenza’. Quando tu sentirai quello, sarai fuori strada”.
Uno dei tanti ammonimenti con i quali Francesco ricorda, non solo agli alti prelati ma anche a tutto il popolo di Dio, che la croce è anche sobrietà di vita e di ambizioni.

Giovanni Barbieri

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