Ovunque viene posta la domanda: il 3 novembre il presidente sarà riconfermato? Da Washington a Trump, a capo degli Usa nelle crisi più dure

Sarà riconfermato il 3 novembre il presidente in carica? La domanda se la fanno in tanti ovunque perchè gli Stati Uniti hanno influito fin dalla loro indipendenza, dichiarata a Filadelfia il 4 luglio 1776, sul resto del mondo. I padri fondatori, ribelli al dominio coloniale inglese, ebbero il difficile compito di inventare una nazione, darle forma, istituzioni, costituzione.
C’è un’intimità tra la nazione americana e il presidente, un simbolo può riconoscersi anche nella donazione a tutti i bambini il primo giorno di scuola di una tovaglietta di plastica con l’immagine di tutti i presidenti.

Il primo fu George Washington, ricco, soldato-eroe, ottenne la vittoria contro l’esercito inglese e contro l’opposizione dei nativi americani, seppe mantenere la libertà conquistata in una situazione critica e senza modelli di riferimento, elaborò nuovi concetti per costruire una repubblica che dà autorevolezza al suo presidente capo del potere esecutivo e insieme rende più forte il governo degli Stati federati con pratiche di politica moderata e ricerca di equilibrio in una “mistura di poteri”, riordina le finanze pubbliche: l’immagine di Washington è l’identità del dollaro.
Le situazioni più critiche che portarono ad uno snodo nella storia americana dell’Ottocento le affrontarono con particolare efficacia alcuni presidenti.
Thomas Jefferson di cultura democratica, studioso di filosofia, rafforza il decentramento amministrativo degli Stati federati e precisa le “libertà individuali”: di culto, di parola e di stampa, di riunione. Il diritto del popolo di tenere e portare le armi per la propria sicurezza è ancora oggi garantito ma è anche molto contestato, viste le frequenti stragi. Mira ad allargare i confini in direzione dell’Ovest e acquista dalla Francia la Louisiana raddoppiando il territorio degli Stati Uniti.
James Monroe è presidente nel tempo delle rivoluzioni delle colonie dell’America Latina che conquistano l’indipendenza da Spagna e Portogallo. La “dottrina di Monroe” emessa nel 1823 si riassume nel motto “l’America agli americani” , si oppone a ogni intervento europeo in America contro le rivolte guidate da Simon Bolivar e da allora si imposta tutta la politica statunitense di ingerenza e controllo che fa del Centro e Sud America il proprio “cortile di casa”.
Le basi della moderna nazione americana le getta Abraham Lincoln privilegiando gli interessi industriali che non si basavano sul lavoro degli schiavi ma di operai salariati: immediata la reazione dei proprietari delle piantagioni e delle terre conquistate all’Ovest e dal 1861 al 1865 è guerra civile di secessione durante la quale abolisce la schiavitù e per questo è assassinato. L’America rimane unita perché vincono gli abolizionisti, si punta su politiche di riconciliazione, di espansione che portano verso il Novecento, detto il secolo americano, lo slancio produttivo è fortissimo e porta il paese alla testa del capitalismo mondiale.
La più tragica situazione la deve affrontare Franklin Delano Roosevelt in due terribili crisi: la prima è quella economica iniziata nel 1929 affrontata con ampio intervento dello Stato in campo economico (New Deal). Il programma puntava a potenziare i lavori pubblici per combattere la disoccupazione, sostenere i prezzi agricoli, le attività assistenziali, a controllare trasporti, servizi pubblici, istituti finanziari, regolamentare i rapporti tra capitale e lavoro. Chiede alla nazione un forte potere esecutivo per un’azione di riforma e per contrastare l’irragionevole paura che paralizza gli sforzi necessari a convertire la ritirata in progresso. La seconda grave crisi Roosevelt la affronta entrando in guerra contro le potenze dell’Asse Germania-Italia-Giappone dopo la distruzione della flotta americana il 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor. Nella grave situazione con una grandissima maggioranza di voti fu eletto presidente per i democratici per un terzo mandato, unico caso nella storia statunitense. Vincitore e protagonista insieme a Stalin e Churchill alla conferenza di Yalta del febbraio 1945 prefigura l’ordine mondiale del secondo dopoguerra. Muore pochi giorni prima della fine della guerra in Occidente.
Il nuovo presidente Truman piega alla resa senza condizioni il Giappone sganciando la prima sterminatrice bomba atomica. Vengono tempi ancora molto critici e una guerra “fredda”col duro antagonismo tra Usa e Urss. L’assassinio del presidente Kennedy, la sconfitta americana nella guerra in Vietnam avviano la crisi del modello americano, accentuata con il nuovo ordine mondiale in cui entra da protagonista la Cina comunista, che opera per togliere agli Stati Uniti la predominanza nel mondo, costruita dai tanti presidenti che inventarono e favorirono lo strepitoso successo di una nazione.
Maria Luisa Simoncelli



