È vero, il mondo non è giusto

Domenica 20 settembre – XXV del tempo ordinario
(Is 55,6-9  Fil; 1,20-24.27;  Mt 20,1-16)

35vangeloNon è giusto ammalarsi e morire dopo pochi mesi dalla nascita. Non è giusto il dolore dei bambini e nemmeno quello dei vecchi. Non è giusto nemmeno il bene, a pensarci bene, perché è solo la faccia opposta della stessa medaglia. Non è giusto che qualcuno muoia vecchio e felice, non è giusto che a qualcuno vada sempre bene, non è giusto nascere nel paese giusto, nella famiglia giusta e al momento giusto.
La vita non è giusta della giustizia semplificata degli uomini, lo dice anche Gesù raccontando una parabola che è il manifesto dell’ingiustizia, come a ribadire che proprio così va il mondo; un padrone di casa esce a chiamare lavoratori per la vigna, esce all’alba.
Ed è l’unica uscita giusta. Il resto sono una serie di uscite sempre più insensate. Come la vita. Che nel bene e nel male chiama fuori tempo, senza copione. Il padrone chiama alle nove, a mezzogiorno, perfino alle tre del pomeriggio, addirittura alle cinque della sera! Non so, sono sempre meno convinto si tratti semplicemente di voler sottolineare la premura del padrone di casa, l’ardore apostolico con cui voler convincere tutti a trovare riparo in madre chiesa.
È una parabola. Ed è scandalosa e deve far arrabbiare! Quell’uscita serale è un affronto, una follia, una decisione stupida. È la vita senza senso. La vita succede spesso alle cinque di sera: è il troppo presto o il troppo tardi che ci accompagna da quando nasciamo: troppo presto muoiono alcune persone, troppo tardi troviamo le parole per ricucire un rapporto, troppo presto muoiono i sogni, troppo tardi decidiamo di cambiare… Certo è che alle cinque c’è un gruppo di uomini che si stupisce. Non che vede sensata la vita ma che riesce a stupirsi. Perché non si aspettavano più nessun padrone al tramonto della giornata, perché non si aspettavano più di lavorare e poi, lo scopriamo più avanti, perché non credevano di essere pagati come gli altri, alle cinque della sera tra le parole di Gesù fiorisce lo stupore per il totalmente insperato.
La parabola è una provocazione incredibile contro la nostra assurda follia di credere che un mondo perfetto e equilibrato sarebbe il paradiso. Il paradiso lo immagino come l’apoteosi dello squilibrio, un’uscita costante, peraltro Trinitaria, dove nulla rimane fermo perché trova la propria verità nella ricerca dell’altro. Non sono proprio gli scienziati a confermarci che la realtà è davvero così, un insieme di forze in continuo movimento? La vita non è giusta, è una chiamata alle cinque della sera, ma è sempre invito allo stupore, invito a essere portatori di stupore e squilibrio dentro le vite delle persone che incrociamo. La vita non è giusta, siamo noi a renderla Giusta se riusciamo ad amare comunque, follemente, spesso eroicamente, se riusciamo ad amare anche nel cuore di tenebra della storia. E allora, la vita rimarrà ingiusta, ma fiorirà stupore. E sarà esperienza del divino.

don Alessandro Deho’

Condividi