Giugno 1940: la prima giornata di guerra a Pontremoli

Nei ricordi di Iole Bresadola Barletta

23Pontremoli2Nel piccolo ma sostanzioso libro I nostri verdi anni Iole Bresadola Barletta, signora sorretta da impegno civile e custode di memoria del suo paese, ricorda la giornata del 10 giugno 1940 a Pontremoli. Da mesi nel 1939 si diceva di comete rosse presagio di sangue e sventura. La festa di San Terenziano così cara e antica fu turbata dalla grave notizia della violazione della frontiera polacca da parte della Germania nazista.
Già da giugno erano arrivati i primi sfollati dalla Spezia, obiettivo strategico per la sua base militare, sulla strada nazionale carretti trainati a mano carichi di masserizie, reti e materassi si dirigevano ovunque in cerca di rifugio.
La Marina militare impiantava in Lunigiana le proprie officine e metteva al riparo materiali. Furono i giorni che videro la fine di un’epoca, i giovani vissero l’ultimo carnevale con balli e canti spensierati, molti moriranno nelle steppe russe, sui fronti africani, in Grecia, nei campi di sterminio. Il 10 giugno era una bella giornata di fine primavera, dal mattino circolava voce di una grande adunata. Iole annota che nel viale dei Mille un impressionante, continuo carosello di mezzi e fuggiaschi dava alla città un’aria di tragica fiera.
23Pontremoli1Nel pomeriggio una folla si raduna in piazza del monumento per ascoltare l’annunciato discorso. La voce tonante, alternata a lunghe pause, che faceva tremare la piazza e le vie adiacenti, annunciò all’Italia e al mondo l’entrata in guerra a fianco della Germania. Un brivido invase tutti; molti, loro malgrado, applaudirono, altri non lo fecero e questo a quei tempi era già molto. Il cuore dell’Europa pianse in quel rosso, memorabile tramonto.
La sera per la prima volta strade e vie furono oscurate, controllate da pattuglie armate di giovani fascisti. I pochi che avevano la radio accoglievano parenti e amici per ascoltare notizie. Nei giorni successivi furono razionati i viveri di prima necessità già scarseggianti: pane, pasta, grassi, sapone poi anche vestiti e calzature. Vennero già nei primi mesi allarmi, il riparo nelle cantine con maschera antigas, ma i bombardamenti erano ancora su grandi città e la guerra sui fronti lontani.
A ottobre si riaprirono le scuole, la stampa censurata diceva che tutto andava bene, parlava di guerra lampo, si benedivano armi, ma lunghe si facevano le file davanti ai negozi alimentari e il peso della guerra cominciò a farsi sentire sul morale di tutti.
Nonostante la tragica pietosa realtà i giovani ricorrevano anche al conforto delle battute comiche per ridere delle proprie sventure.

(m.l.s.)

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