La propaganda fascista alla vigilia del confllitto

“Il coscritto Fausto Coppi”: così, il 10 giugno 1940,  la Gazzetta dello Sport definiva il Campionissimo che il giorno precedente aveva vinto il suo primo Giro

32Coppi_1940Quando lunedì 10 giugno 1940 un’Italia in grande maggioranza fascista attendeva “l’ora delle decisioni irrevocabili”, da giorni nei bar e nelle barberie di tutto il Regno non si parlava d’altro che di Fausto Coppi: 21 anni da compiere in settembre, piemontese di Novi Ligure, Coppi è il corridore più giovane al via del 28° Giro d’Italia; corre nella Legnano al servizio del capitano Gino Bartali e, complice una caduta nella seconda tappa che mette il toscano fuori dai giochi di classifica, il 29 maggio, nella Firenze – Modena, firma la prima delle sue 151 vittorie con una fuga solitaria che gli vale la maglia rosa che manterrà fino all’arrivo a Milano il 9 giugno. Il celebre giornalista Orio Vergani, in una cronaca che, in assenza di immagini tv, doveva accendere l’immaginazione facendosi letteratura, scrisse di lui quel giorno: “un ragazzo segaligno, macro come un osso di prosciutto di montagna, ha vinto attraversando l’Appennino sotto la pioggia diluviale. Ne avevo visti di scalatori ma adesso vedevo qualcosa di nuovo: aquila, rondine, alcione, non saprei come dire, che sotto la frusta della pioggia e al tamburello della grandine, le mani alte e leggere sul manubrio, le gambe che bilanciavano nelle curve, le ginocchia magre che giravano implacabili, come ignorando la fatica, volava letteralmente su per le dure scale del monte, fra il silenzio della folla che non sapeva chi fosse e come chiamarlo”.
Ma la propaganda fascista aveva bisogno di ben altre narrazioni, soprattutto nello sport, utili a manipolare la coscienza personale di un’opinione pubblica sì maggioritariamente fascista, ma non certo trepidante di entrare in guerra. Anche, soprattutto, nello sport. Il direttore della Gazzetta dello Sport, Bruno Roghi, nel giorno della partenza del Giro, mentre la Germania ha appena invaso Belgio e Olanda e si appresta a chiudere la guerra lampo marciando verso Parigi, scrive un editoriale dal titolo “Lo sport è un’arma”, e afferma che “Chi fa sport è, in attesa e in potenza, un soldato”; la Legnano diventa una forza armata: “un capitano e sei soldati semplici” e il futuro Campionissimo, nella prima pagina della Gazzetta del 10 giugno, viene celebrato nel titolo come “il coscritto Fausto Coppi” che “nel doppio segno della giovinezza e della tradizione ha recato la testimonianza della gagliardìa e della serenità della Patria in armi”.
Coppi la guerra la combatterà come fante della Divisione Ravenna, inizialmente in Italia, per gareggiare nelle poche corse che ancora si organizzavano. Il record dell’ora conquistato nel novembre 1942 a Milano non gli valse l’immunità dal fronte e fu mandato a combattere in Tunisia; catturato dagli inglesi, prigioniero in Algeria, si ammalò di malaria. Guarito, tornò a Napoli con gli inglesi e lavorò come automobilista aggregato alle forze alleate, in attesa di tornare alle competizioni e scrollarsi di dosso gli stereotipi della retorica fascista, e divenire icona, con Bartali, dell’Italia democratica che si lasciava alle spalle le macerie morali e materiali della guerra.

(Davide Tondani)

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