La comunità di Virgoletta invoca l’aiuto dei martiri

Si è unita alla preghiera del parroco don Giovanni Barbieri

12virgoletta3Lo abbiamo detto molte volte che il Covid-19 ci ha costretti a passare le giornate sotto una campana di vetro. Spettatori di uno scenario apocalittico e surreale. Nonostante tutto il negativo cogliamo gli sprazzi di luce che ci offre la preghiera aiutandoci a riflettere seriamente su quanto abbiamo dato per scontato, ma che scontato non era, non è, neppure lo sarà.
La Chiesa, in primis Papa Francesco, hanno fatto sentire la loro costante vicinanza spirituale grazie anche agli strumenti dell’odierna tecnologia. Allo stesso modo si sono attrezzati i nostri parroci. Sempre attenti e premurosi nei confronti dei parrocchiani. Celebrazioni a porte chiuse con la forza della Parola che non conosce ostacoli ed arriva al cuore di chi sa accoglierla.
Don Giovanni Barbieri, parroco di Villafranca e Virgoletta, nei giorni scorsi, ha celebrato una S. Messa nella chiesa di Virgoletta, dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, dove sono custodite le ossa di vari martiri cristiani, che rimandano alle feroci persecuzioni durante l’impero romano.
Oltre una decina di reliquie fatte pervenire da Roma nel 1666, per volontà di Mattia Della Porta, prelato di origini virgolettesi, canonico della chiesa di Santa Maria della Rotonda a Roma, famosa come Pantheon. Qui, infatti, fu sepolto don Mattia alla sua morte, avvenuta nel 1671, senza mai recidere i ponti con la sua terra tanto da far pervenire nella frazione villafranchese i preziosi reperti.
Le sacre reliquie vengono solennemente esposte alla venerazione dei parrocchiani la seconda domenica di maggio e traslate dall’urna in cui si trovano ogni venticinque anni. Il sacro rito, celebrato secondo le norme vigenti, a porte chiuse, mediante microfoni potenti, è stato seguito dalle famiglie nelle loro case. “Il momento che stiamo vivendo, ha detto don Giovanni, ci trova tutti coinvolti, sconvolti, addolorati.
Pur consapevoli della gravità della situazione vogliamo proporre, proprio come testimoni del Risorto, una logica di speranza da concepire, soprattutto in termini di grande serietà e coerenza. Speranza che non è retorica, che non è fuga dai problemi, ma spinta all’azione per una rinascita orientata a ritrovare le radici più vere del nostro essere ed operare.
Un’irripetibile provocazione per passare dal “dirci” “all’essere” cristiani autentici”. Nell’aria il suono delle campane, quasi un inno corale rivolto al cielo perché sia clemente e faccia terminare il buio portato da un piccolo, terribile virus. (i.f.)

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