Mediterraneo, frontiera di pace: sogno realizzabile non utopia

09mediterraneoMediterraneo, frontiera di pace è il tema che i Vescovi dei 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno posto al centro della loro riflessione nel convegno di Bari, di cui diamo ampio resoconto in altra pagina. Sembra un titolo ironico. Se c’è uno scenario nel mondo in cui la pace spesso non si riesce neppure a sognare è proprio il Mediterraneo: quello che una volta era “il mare di tutti” oggi è diventato il mare della divisione, della paura, dei muri alzati, delle guerre senza senso.
I vescovi delle Chiese ricche d’Europa hanno ascoltato e si sono confrontati con i confratelli delle Chiese povere, piccole, spesso perseguitate dei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale. Israele, Territori Palestinesi, Libia, Libano, Siria, Turchia… sono di volta in volta l’epicentro di un caos che sembra non avere mai fine.
Anche quando c’è una parvenza di ricerca di soluzione da parte delle diplomazie internazionali si vede che gli interessi sono talmente contrapposti ed i Paesi così compromessi che nessuno ha l’autorevolezza per essere veramente ascoltato dalle forze in guerra.
Così, proprio mentre sembra che tutti stiano accettando come una fatalità il succedersi di tali eventi, le Chiese dei Paesi coinvolti, direttamente o indirettamente, lanciano il sogno di un Mediterraneo come frontiera di pace.
L’arcivescovo armeno cattolico di Aleppo, la città più martoriata e bombardata della Siria, ha qualcosa da raccontare. Finalmente la cattedrale distrutta dai bombardamenti è stata riaperta al culto. “E sapete – chiede il presule – chi ci ha aiutato nella ricostruzione? I nostri amici e vicini di casa musulmani. E volete sapere chi è venuto all’inaugurazione? Il grande muftì della Siria e il muftì di Aleppo che hanno partecipato alla festa e hanno preso la parola. Per dire che la convivenza tra le fedi diverse è possibile”.
Sarà un segno piccolo finché si vuole, ma un segno di pace possibile. Le comunità cristiane sono quelle più colpite dalla guerra e dalla radicalizzazione dei fondamentalismi. Si tratta di comunità piegate dai conflitti, dalla miseria, dalle persecuzioni, sono quasi invisibili, ma possono spronare alla speranza con la loro volontà di testimoniare il Vangelo. In questa parte del mondo emerge tutta l’assurdità della guerra con la sua scia di morte e di distruzione.
Ma emergono anche le contraddizioni e le responsabilità di chi alimenta quelle guerre. Ci si lamenta dei profughi e degli sbarchi e si ignora che il maggior numero di profughi accolti si trova proprio nei Paesi a ridosso del Mediterraneo: Libano, Giordania, Siria. Il problema dei profughi e dell’immigrazione si intreccia spesso non solo con la fame, ma anche con la guerra; così come vi si intrecciano gli interessi economici, non ultimo il commercio delle armi.

Giovanni Barbieri

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