Filattiera: storia millenaria di un insediamento unico ed eccezionale

Il Comune investe nel borgo: è una occasione per ripercorrere le vicende di una realtà che affonda le proprie origini nella preistoria

Filattiera alla fine dell'Ottocento
Filattiera alla fine dell’Ottocento

La notizia che l’Amministrazione Comunale di Filattiera abbia investito 210mila euro per la risistemazione di Borgo Santa Maria, la via principale del centro storico, ci offre l’occasione per ricordare la storia millenaria di questo borgo di Lunigiana ancora oggi ben distinguibile dal successivo sviluppo urbanistico avviato negli anni Ottanta dell’Ottocento con la realizzazione della ferrovia.
L’occupazione dell’area ai piedi della collina, dove a partire dal XI secolo iniziò la fondazione dell’abitato medievale, è in realtà una sorta di ritorno al passato visto che i primi abitanti del territorio si insediarono proprio in questa zona, come bene hanno evidenziato le ricerche del prof. Tiziano Mannoni e dei suoi collaboratori che per lunghi anni si sono concentrate su quest’area strategica non solo per la Lunigiana.
Qui, tra il corso della Magra e la collina, l’insediamento più noto è certamente quello di Sorano, identificato, non senza qualche dibattito tra gli studiosi, con il Kastron Soreon, descritto da Giorgio Ciprio (nel 754) tra le città e i castelli dell’Italia bizantina nord occidentale. E a testimoniarne l’importanza c’è la lapide detta di Leodgar, datata 752 e conservata nella chiesa di San Giorgio ma proveniente proprio dalla Pieve di Sorano. E sempre tra Sorano e il fiume sono venute alla luce testimonianze ancora precedenti come le numerose statue stele (III-II millennio a.C.) qui ritrovate e la necropoli ligure della Quartareccia.

Il borgo di Filattiera con il castello Malaspina e la chiesa parrocchiale
Il borgo di Filattiera con il castello Malaspina e la chiesa parrocchiale

Un luogo dove l’insediamento organizzato dell’uomo risale dunque ad epoche preistoriche e per il quale già Ubaldo Mazzini e Manfredo Giuliani avevano sottolineato la particolare collocazione geografica in un punto nevralgico delle comunicazioni tra la costa tirrenica e la pianura padana. Testimoniato in epoca storica dalla presenza della strada consolare romana Parma-Luni e, in secoli più recenti, dalla via Romea o Francigena.
Era il 1980 quando Tiziano Mannoni insieme a numerosi archeologi e studiosi dell’ISCUM avviò un progetto di “archeologia globale” (così si definiva il suo metodo di indagine), del territorio comunale di Filattiera. Iniziò con una fase dedicata alle ricerche di superficie, con la raccolta di cocci nei campi arati e nelle frane, la localizzazione di ruderi e la ricerca di giacimenti archeologici stratificati sia nella piana che nelle colline circostanti con particolare attenzione ai toponimi.
Così la ricerca si concentrò anche in altre aree, con scavi realizzati in questa sequenza: Castel Vecchio, Castello di san Giorgio, Sorano, Monte Castello. Attorno alla Pieve la raccolta di superficie restituì frustoli ceramici di tutte le epoche, dal I al XX secolo.
A Borgo Vecchio invece vennero rinvenuti reperti non anteriori all’XI sec., periodo al quale si fa dunque risalire la prima fondazione del borgo. Sulla collina di Castelvecchio, quella che sovra la piana dove si trova la Pieve, sono emerse le tracce di un villaggio di capanne di legno dove abitava il popolo che realizzava le statue stele ma anche di un campo fortificato dai Liguri Apuani tra IV e II secolo a.C., poco prima dell’arrivo dei Romani che fondarono Luni nel 177 a.C.

Discesa verso la piana di Filattiera con, al centro, la pieve di Sorano
Discesa verso la piana di Filattiera con, al centro, la pieve di Sorano

Quando Emilio Scauro tracciava la strada per collegare la nuova colonia romana con quelle padane di Parma e Piacenza a Sorano iniziarono gli insediamenti: non lontano dalla Pieve gli scavi hanno riportato alla luce quella che oggi definiremmo osteria, locanda o fattoria, comunque un edificio di età imperiale a un piano, con un piccolo cortile centrale, con vetri alle finestre, con magazzini e spazi per ospitare merci e cavalli e utilizzato dal I al III secolo d. C.
Si è ricostruito che a partire dal VI secolo qui venne innalzata una linea di fortificazione, il fulacterion, ipotizzata come una grande palizzata che, partendo dalla collina di Castelvecchio, arrivava fino al fiume e oltre e che, nelle intenzioni dei bizantini, doveva impedire ai longobardi il passaggio dal nord verso il mare. L’area di Sorano era occupata da un villaggio di capanne delimitato da un muro di recinzione e opere di difesa.

Di quel periodo è stato ritrovato anche un tratto di strada acciottolata a una profondità di m 1,40 dal piano di campagna. Il percorso secondario che, risalendo la valle del Caprio, da qui raggiungeva l’Emilia attraverso il passo del Cirone nel periodo bizantino venne difeso con una fortificazione costruita a Monte Castello, a 800 metri di altitudine. In questo sito sono tuttora presenti resti di strutture murarie e di una torre quadrata, ma gli scavi di Mannoni hanno evidenziato anche la presenza di una cinta muraria imponente: forse era una fortificazione costruita dalle popolazioni locali a difesa dalle incursioni longobarde. Da qui passano eserciti ed imperatori e anche Sigerico; nel 1168 passa anche Federico Barbarossa.
All’epoca però i signori del territorio, gli Obertenghi, avevano abbandonato il piano e costruito una fortificazione sulla collina di San Giorgio con una cinta muraria, una torre e qualche abitazione: la località è chiamata tuttora “castello”; qui, oltre alla chiesa, si trova infatti una torre. Lo scavo all’interno di questa ha portato alla luce abbondanti ceramiche, vetri, elementi di bronzo, d’argento, di ferro e di altri materiali che evidenziano come in essa si sia svolta anche una funzione domestica. Sulla collina di S. Giorgio gli Obertenghi innalzarono dunque un insediamento fortificato tra l’XI secolo e non oltre il XII. Accanto alla torre, nel XIII secolo viene costruita una cappella.
I Malaspina dello spino fiorito, del quale ramo nel 1222 Filattiera diventa capitale, costruiscono poi un castello all’altra estremità, lungo la strada che saliva verso i monti; eppure il toponimo “castello” rimane significativamente a San Giorgio. Nei secoli, nello spazio compreso tra i due estremi, si sviluppa il paese attuale articolato in tre strade, con la nuova chiesa (eretta intorno al Trecento), botteghe e un ospitale. Poi, come detto, in epoca moderna con la costruzione della ferrovia e della strada nazionale, molti hanno trovato più comodo tornare ad occupare il piano dove sono sorte le nuove case che sono tornate ad occupare uno spazio già abitato nei millenni precedenti.
Così ben si comprende come Filattiera sia uno dei rari esempi di territorio dove, grazie all’abilità e alla lungimiranza di studiosi come Tiziano Mannoni, si può “leggere” l’alternarsi e il succedersi degli insediamenti. Da quello collinare preistorico e ligure, a quello nel piano in epoca romana, alla conquista della collina di S. Giorgio. Poi l’espansione medievale e lo sviluppo del paese fino alla ridiscesa a valle nel Novecento. Tutto scritto nelle tracce che sono rimaste e che si possono “leggere” nel territorio.

(p.biss.)

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