A Zeri si ricorda il rastrellamento del gennaio 1945

Martedì 21 gennaio a Patigno la sezione ANPI di Zeri in collaborazione con quelle di Pontremoli e di Massa, con ISRA e con il Comune di Zeri organizza la commemorazione in ricordo del rastrellamento nazifascista del gennaio 1945.
L’appuntamento è per le ore 10: ritrovo, in piazza della Resistenza a Patigno, dove ci sarà la benedizione da parte del parroco don Marino, gli onori ai Caduti e la deposizione di una corona. Seguirà la presentazione dei lavori svolti dagli alunni di Zeri dell’Istituto “Tifoni”, i saluti dell’Amministrazione comunale e l’orazione tenuta dalla prof.ssa Caterina Rapetti. In caso di meteo sfavorevole la manifestazione si terrà nella vicina sala consigliare.
Quello tra il 20 e il 22 gennaio di 75 anni fa fu uno dei rastrellamenti più duri e cruenti messi in atto dalle truppe tedesche coadiuvate da reparti fascisti della RSI nel nostro Appennino, con la popolazione e i partigiani che si trovarono in una situazione resa ancora più difficile dalle condizioni meteo, nel cuore di uno degli inverni più rigidi che si ricordino, con gelo e grandi quantità di neve. Alla fine delle operazioni si contarono una ventina di vittime tra la gente delle valli e i partigiani delle numerose formazioni che operavano in zona.
Alcuni gruppi di patrioti riuscirono a “sganciarsi” in modo ordinato e a raggiungere aree non interessate dal rastrellamento o dove tedeschi e fascisti avevano già concluso le operazioni. Il maggiore inglese Gordon Lett e i suoi del “Battaglione Internazionale” ripararono in val di Vara; la “Gramsci” e la “Cento Croci” presero in direzione del Gottero (con una marcia tra metri di neve e temperature fino a -20°), di Fontana Gilente e delle Cascine di Bassone.
Ma furono molti i partigiani che invece si dispersero, venendo spesso catturati e imprigionati o uccisi sul posto; ad Adelano una dozzina finirono nelle mani dei nemici: appartenevano alla colonna “Giustizia e Libertà”, tutti di Vernazza: vennero fucilati all’istante.
La lunga serie di combattimenti tra i nazifascisti impegnati a stringere il vasto territorio in una operazione a tenaglia e i partigiani che cercavano di uscire dall’accerchiamento è nota anche come “battaglia del Gottero” che vide anche la partecipazione attiva di gruppi di civili e di donne, la parte più debole ed esposta alla violenza che in quei giorni venne messa in atto.

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