Un falò di San Nicolò reso più triste dal ricordo di Angiolino

Pontremoli, si avvicinano i due appuntamenti tradizionali del 17 e 31 di questo mese. I sostenitori del Vaticano ricordano con affetto lo storico fuochista Angelo Moscatelli (per tutti Angiolino Pedrosa) scomparso pochi mesi fa

Una foto di Angiolino Pedrola durante il falò di San Nicolò realizzata dallo Studio Walter Massari
Una foto di Angiolino Pedrola durante il falò di San Nicolò realizzata dallo Studio Walter Massari

L’inizio di gennaio coincide da tempo immemorabile, per i rioni di S. Nicolò e di S. Geminiano, con la ripresa dell’antica rivalità che si concentra attorno al simbolo dei due falò del 17 e del 31 di questo mese. Due appuntamenti che hanno ripreso particolare vigore negli ultimi anni, grazie all’impegno messo dalle squadre di fuochisti nella preparazione dell’evento. A”soffiare sul fuoco” provvedono poi le tifoserie, impegnate nel grido che inizia allo stesso modo – “lò, lò, lò…” – per terminare con il sostegno espresso per la parte amica e lo sberleffo riservato alla parte avversa. Questa tradizione, nonostante la più o meno marcata animosità, rappresenta un momento di allegria per tutto il contorno che la accompagna. Allegria che quest’anno sarà in parte offuscata dal dolore per la morte di Angelo Moscatelli (per tutti: Angiolino Pedrola), vero e proprio leader indiscusso della parte del “Vaticano”, ma stimato anche dagli avversari di S. Geminiano. A pochi giorni dal falò – che sarà bruciato nei pressi del ponte Pompeo Spagnoli, venerdì 17 gennaio, alle ore 19,15 – gli amici di S. Nicolò ci hanno inviato un ricordo di Angiolino dal quale risulta ben chiaro tutto l’affetto a lui riservato. Lo pubblichiamo certi che anche i fuochisti di S. Geminiano possano condividere, per una volta, gli stessi sentimenti di amicizia. a.r.

“Quest’anno il falò sarà diverso! Sarà difficile colmare l’assenza del nostro ‘capo’, Angiolino ‘Pedrola’, nostra guida ed esempio negli anni. Con qualche rimbrotto – ‘Forza, ragazzi, torniamo sulle scale: dobbiamo finire prima che faccia buio’ – ci metteva tutti in riga e spronati dal suo esempio ed entusiasmo finivamo il falò.
Poi, in silenzio, girava intorno alla pira e guardava se c’era qualche ‘buco’, se il falò era dritto, se tutto andava bene. Sistemava la paglia intorno alla base e, infine, tutti dentro alla baracca, con un buon bicchiere del suo vino, ad aspettare la parte più difficile: l’accensione. Mentre il falò bruciava e le fiamme si alzavano alte nel cielo, con il suo sguardo ci abbracciava tutti e noi intorno a fargli festa!
È così che lo vogliamo ricordare, con la promessa di continuare la tradizione del falò, di cui si è fatto carico per tanti anni. Noi, quelli di S. Nicolò, lo vedremo sempre tuffarsi a volo d’angelo nei ‘laghi’ della Mora o della Frasca, intento a potare la sua amata vigna, pronto ad andare nei boschi a tagliare i ‘bochi’.
‘Lò, lò, lò, evviva S. Nicolò…’”.

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