Sulla legge di bilancio il governo tiene ma solo a gennaio si avrà la conferma

Varata la Legge di Bilancio tra polemiche e aggiustamenti dell’ultima ora

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di fine anno
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nella conferenza stampa di fine anno

Dopo due mesi e mezzo di battaglia politica e i conseguenti fiumi di inchiostro e di parole spesi per commentare la Legge di Bilancio per il 2020, non è facile scrivere qualcosa di originale. Possiamo provarci dicendo che, nel 2019 che si è chiuso, il mondo si è interrogato su questioni epocali come i cambiamenti climatici o i mutamenti occupazionali conseguenti alla quarta rivoluzione industriale; e che contemporaneamente l’Italia ha assistito al protrarsi della più grave crisi demografica della sua storia (nascite ai minimi e emigrazione che numericamente sorpassa l’immigrazione) e alla costante crescita di un debito pubblico i cui oneri pregiudicano il futuro delle nuove generazioni.
Ebbene, in questo contesto, l’iter di approvazione della legge finanziaria sarà ricordato per il fondamentale dibattito sulla tassa sulle bibite zuccherate, sulla minore deducibilità fiscale delle auto aziendali, sulla possibilità, nell’era digitale, di favorire i pagamenti elettronici, sulla tassa ecologica sulla produzione / consumo di plastica.
Fuor di ironia, i temi citati hanno mostrato tutta la permeabilità delle forze di governo alle piccole e grandi lobby che paralizzano l’Italia: è così per chi della rottamazione e di un “cambiare verso” ridotto a trasformismo ha fatto la propria cifra politica; ma anche per chi avrebbe dovuto aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e per chi, in nome di un non molto chiaro senso di responsabilità verso il Paese, sembra volere stare in maggioranza senza condizioni.

I principali provvedimenti di carattere sociale

Luce e Gas: non vi sarà proroga al mercato tutelato di luce e gas; salvo ulteriori novità, dal 1° luglio 2020 anche gli utenti che non l’hanno ancora fatto, passeranno al regime di concorrenza e dovranno scegliere il gestore che a loro parere offre le migliori condizioni e tariffe.
Bonus nascite: riprende il vecchio bonus bebè e offrirà assegni per tutti i figli nati o adottati nel 2020 ed è corrisposto fino al compimento del primo anno di età (o del primo anno di ingresso nel nucleo familiare), con importi mensili da 160 a 80 euro sulla base dell’Isee. Incrementi del 20% per i figli successivi al primo.
Bonus asili nido: spetta per i bambini fino a tre anni iscritti al nido, e sarà pari a 3.000 euro per Isee non superiore a 25.000 euro e 1.500 euro per Isee non superiore a 40.000 euro.
Taglio del cuneo fiscale: stanziate le risorse, sarà definito nei dettagli da un decreto attuativo, atteso nei primi mesi del nuovo anno. Le indiscrezioni parlano di una sua unione con il bonus Renzi. In totale, da luglio, dovrebbero andare 95 euro mensili ai dipendenti con reddito da 8 a 24 mila euro lordi; 40 euro con reddito da 24 mila a 26.600 euro lordi, 95 euro con reddito tra 26.600 e 35 mila euro.
Previdenza: sarà possibile ancora per un anno l’anticipo pensionistico “A.pe. social”, con un’età anagrafica di 63 anni se il soggetto è disoccupato, oppure assiste da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap, o ha svolto attività usuranti da almeno 7 anni. Ancora valida “opzione donna” per le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2019 maturano 35 anni di contributi e un’età pari o superiore a 58 anni per le dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome.

Informativa alla Camera dei Deputati del presidente del Consiglio Conte sulle modifiche al Mes
Informativa alla Camera dei Deputati del presidente del Consiglio Conte sulle modifiche al Mes

Nemmeno sotto il profilo comunicativo la maggioranza è stata capace di promuovere i suoi sforzi per rispondere alla campagna politica dell’opposizione. A fronte dei 31,5 miliardi movimentati in bilancio – di cui 17 miliardi di nuovo debito, 5 miliardi di nuove entrate e 9,5 miliardi di nuove uscite – il governo poteva vantare per l’anno appena cominciato ben 23 miliardi di imposte in meno: il riferimento è all’aumento dell’Iva lasciato in eredità dalla precedente legge di bilancio. L’avere scongiurato un così grande prelievo, che avrebbe determinato la sicura recessione economica e l’impoverimento dei ceti popolari, è stato di per sé un successo enorme.
Ma le beghe in seno alla coalizione lo hanno oscurato lasciando a Salvini la libertà di parlare di “tasse e manette”, anche se non si sa cosa voglia dire. È mancata una visione nuova e coraggiosa – quella che, chi non si riconosceva nelle parole vuote e negli slogan senza fatti della Lega, chiedeva alla strana maggioranza formatasi ad agosto – non solo in campo ambientale, ma anche sociale.
I timidi tagli fiscali che da luglio daranno buste paga più cospicue (talvolta in modo simbolico), il bonus asilo nido (sempre che ci sia l’asilo nido) o l’abolizione del super ticket nella sanità necessitavano di ben altro slancio.
Ad esempio, perché i mille rivoli in cui sono divise le provvidenze per le famiglie non sono confluiti in un assegno unico erogato in base all’Isee? Per non rischiare di scontentare nessuno? Perché non si sono trovati i miliardi per la scuola invocati dal ministro Fioramonti mentre si sono confermate detrazioni di ogni tipo?
A pagare per questa manovra che, nel Paese della campagna elettorale permanente, ha tutto il sapore della Legge di Bilancio che precede il voto, è stata anche la sempre più malata democrazia parlamentare: come lo scorso anno, un ramo del Parlamento non ha potuto discutere il provvedimento, obbligato ad un frettoloso voto di fiducia a scatola chiusa. Il populismo si alimenta anche di questo: di istituzioni rese meno significative da decisioni prese altrove.

(Davide Tondani)

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